Tenera Dura la Vita

 9,90

Bella e tenera, la vita. Poi, inevitabilmente, dura, durissima.
In un ciclo incessante, irrinunciabile, che si proietta in un sé/visione, e in poesia, per l’appunto.
Una poesia che gode di uno sguardo acuto, ampio e generoso, antropologicamente lucido e rigorosamente rivolto a tutte le componenti del presente e del passato, non solo strettamente personale.

Vittoria Cioli nasce a Vinci, luogo di origine di Leonardo, del quale è profonda conoscitrice. In giovanissima età legge per diletto, da autodidatta, scrittori e poeti di periodi e nazionalità diverse, saccheggiando la biblioteca locale. Dopo la laurea in pedagogia con indirizzo psicologico diventa insegnante: la passione per la lettura si espande e fiorisce in scrittura. Questo è il suo terzo volume di poesie, a cui si affiancano numerose presenze in antologie a livello nazionale. Molto legata alla sua città, partecipa con grande passione e impegno ogni anno alla Veglia dei Poeti, organizzata dall’Associazione Vinci nel Cuore.

 

Descrizione

Vittoria o Vittorina? Ecco che già ci si imbatte in una duplice identità.

“…basta cambiare una sillaba, una desinenza e ci si sente più se stesse, nonostante i documenti riportino e attestino l’altro nome… quello che noi rigettiamo: Vittorina è piccola, minima… Vittoria è imperiosa, sontuosa, epica! Chi sono io, dunque: Vittoria o Vittorina? Vittoria è un parola compiuta; Vittorina è leziosa e rimanda a ruoli subalterni. Ebbene, ho deciso. Io sono Vittoria. Ma anche Vittorina.”

Si intrecciano i fili di un’esistenza a partire dall’educazione (le scuole “dalle suore … così fastidiose”), dalle opportunità di crescita intellettiva e morale: la famiglia, gli studi di Filosofia, il matrimonio, l’impegno…

Nella scrittura ardente di Vittorina/Vittoria Cioli si intrecciano i fatti di cronaca, i lutti collettivi e i lutti personali, e non si lasciano passare sotto silenzio le violenze, della guerra e sulle donne.

Si intrecciano le esperienze, possiamo dire con buona ragione, geo-filosofiche, dove il territorio/paesaggio, variegato, ricco, talora misterioso, sinuoso o aspro, di diverse regioni d’Italia, la Toscana e la Liguria, in particolare, fa da sfondo ai vissuti sentimentali, nel loro fiorire e perdurare.

Si intrecciano le strade percorse dalla mitica auto d’epoca, la Fulvia rossa coupé, nelle domeniche dei raduni in Versilia e in Garfagnana organizzati da Balestrero, di Lucca… La Fulvia è Targa Oro ed è certamente rossa, tra le altre auto, le vecchie Fiat e le Mercedes “a pagoda”, e poi… cupamente blu, nella trasposizione poetica, quando la morte sopraggiunge.

Un “io” al femminile si tramuta in “io” maschile quando dà voce al marito scomparso. Freme il ricordo: è l’angoscia di quei momenti che affiora sempre con urgenza nella poesia, “Lui si muove ancora tanto, ha tante aspirazioni…”. Aspirazioni che lei, l’autrice di questi teneri, duri versi, si incarica di conservare, custodire come in un’eterna impaziente gestazione, e trasmettere al mondo con un parto preannunciato e, come sempre, doloroso.

Ma la Fulvia d’epoca ora è ferma, sospesa, “ in un bellissimo garage, da mio nipote Franco…”

Non mancano, anzi sono cardini portanti, le esortazioni a vivere tout court, e a vivere nella consapevolezza e nella pienezza della dignità civile.

Bella e tenera, la vita. Poi, inevitabilmente, dura, durissima. In un ciclo incessante, irrinunciabile, che si proietta in un sé/visione, e in poesia, per l’appunto. Una poesia che gode di uno sguardo acuto, ampio e generoso, antropologicamente lucido e rigorosamente rivolto a tutte le componenti del presente e del passato, non solo strettamente personale. Anche se è di questo, “il privato”, che principalmente si alimenta.

In questa raccolta, necessaria come l’emissario naturale di un bacino che finalmente tracima, brillano di luce epifanica tutte le lacrime/parole, densissime, trattenute e versate, intrise di quell’umanità spontanea e sapiente, di quello slancio emotivo soccorrevole, senza dei quali non varrebbe la pena vivere.

PAOLA ZAN

 

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