Poesia sulla Pelle

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Curioso è l’abbinamento di poesia e pelle: si vorrebbe scarificarle entrambe, ridurre all’essenza le parole, altrettanto scolpite, per farle respirare da tutti i pori!
Per arrivare a dire che la poesia fa bene anche alla pelle. Tonifica. Disintossica. Fa bene scriverla, fa bene leggerla. È esercizio cinestetico globale e di mimica facciale. E la poesia ha unghie: graffia. È lametta, e scuoia.
La pelle sanguina.

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Descrizione

La pelle dei poeti qui raccolti è scorticata viva. Esito prevedibile di una chiamata alla poesia concepita alla fine del 2020 e pubblicizzata all’inizio di un 2021 ancora carico di interrogativi relativi alla pandemia, alle restrizioni di libertà, al rischio di ammalarsi e di non cavarsela, in un contesto di forte compromissione ambientale globale?
Il corpo denuncia sempre il malessere contingente, somatizza, come ancora si usa dire, e se la poesia è l’alito dell’anima racchiusa nel bio-tabernacolo, essa può risultare in questo frangente angoscioso, vieppiù densa, colma d’affanni. Senso di deprivazione e cruccio per la pelle amata distante e irraggiungibile o, specularmente, per quella vicina ma irriconoscibile! Pelle rifugio-e-fuga alle condizioni dell’amore carnale.
Nella fase di selezione dei testi ci siamo chiesti dunque se, accanto alla pena collettiva della reclusione imposta e a tutte le paure correlate, non potesse emergere un fremito di riscatto che scuotesse la pelle e lo spirito dal torpore coatto.
Non c’è niente di più congruo che affidarsi al tempo fisiologico della eventuale carenza-malattia e della ripresa-salvazione conseguente, perché l’azione poetica di ciascuno si manifesti con autenticità; non rincorriamo modalità di espressione plasmate su modelli ammiccanti, inutili. Ci lasciamo sorprendere da visioni originali, atipiche, e riaffioramenti di archetipi e di passioni ancestrali.
Non c’è menzogna tra queste righe.
I poeti non hanno bisogno di camuffarsi.
Il corpo è finalmente nudo sulla carta: il componimento poetico lo rappresenta e parla con voce antica e contemporanea, nitida e genuina, scaturita dalla fonte interiore più pura. Le parole allora iniziano una danza leggera, lenta e pacata, o una marcia decisa, un incedere a velocità crescente, incalzante, propositive. Oppure, hanno la forza della postura calma del pescatore, apparentemente immobile, attento, e pensosamente attivo nella sua spirituale compostezza. Modalità diverse ed efficaci, meritevoli di lettura ripetuta e ripensata.

 

 

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