Angela Lina

Esaurito

Angela Lina De Cunzolo visse dedicandosi in segreto all’amore per il prossimo, in particolare per i bambini. Solo dopo la morte, avvenuta a trentun anni, si è cominciato a capire il profondo contenuto cristiano dell’esistenza di questa ragazza del suo tempo ma con lo sguardo rivolto sempre verso il Cielo.
Nata a Palazzo San Gervasio nel 1961 e mancata a Padova nel 1992, rivive in queste pagine attraverso le testimonianze di quanti la conobbero e le vollero bene.

 

VOLUME ESAURITO

 

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Descrizione

Vincenzo De Cunzolo ha raccolto in questo piccolo volume, in occasione del 25ennale della scomparsa, una serie di testimonianze e ricordi legati alla sorella Angela Lina, nata a Palazzo San Gervasio (PZ) nel 1962 e mancata dalla sua vita terrena nel 1992, a soli 31 anni, a Padova.

Oltre a brevi scritti di famigliari, amici e amiche di Angela e Vincenzo, nel libro sono raccolte anche riflessioni di figure religiose che sono state vicino ad Angela Lina.

Il volume è stato poi presentato ai parenti prima e agli amici padovani dopo, in due incontri che si sono tenuti il primo il 5 agosto a Palazzo San Gervasio e il secondo a Padova il 30 settembre 2017. Durante l’incontro alcuni amici padovani hanno ricordato Angela Lina rileggendo assieme parte dei ricordi e delle impressioni riportati nel volume (vedi a questa pagina). Musiche sacre hanno accompagnato la lettura.

Queste le parole che Vincenzo ha usato per mantenerne vivo il ricordo:
La sua vita fu un esempio di autentica umanità, innanzitutto per la sua famiglia e per i suoi conoscenti. Angela Lina era una persona vera. Riusciva a instaurare un contatto diretto e illuminante con tutti; un’intesa profonda, perché lei era “epidermicamente” intuitiva. Aveva una sensibilità straordinaria verso tutte le manifestazioni della natura, il pensiero costante rivolto al soprannaturale – quell’esito finale a cui devono tendere tutti gli esseri umani – una forza interiore che trasmetteva a chiunque la avvicinasse. Non ultima, una sorta di sensibilità profetica. L’ammirazione la circondava perché sapeva aprire il proprio spazio agli altri, senza invadenza. Aiutava sbandati e sofferenti che l’avidità umana o il pregiudizio emarginavano. Li avvicinava, si lasciava avvicinare. Tutto con una spontaneità disarmante.

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