Beat Room. Memorie da una cheba

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La cheba: in un mondo in cui la città si chiudeva alle otto di sera, le discoteche non erano ancora nate e il ruolo sociale degli adolescenti era ancora in formazione, la cheba era un luogo che i più intraprendenti attrezzavano per potersi rifugiare senza interferenze adulte. Una stanza, un piccolo appartamento, l’angolo della trasgressione, della musica ad alto volume: un luogo tutto nostro, dove tutto era permesso e nessuno si scandalizzava (dei presenti, perchè con i “grandi” era tutto un altro discorso), dove la fantasia aveva libero sfogo e ognuno poteva far sentire la propria voce.
Le memorie raccolte in queste pagine ripercorrono il periodo in cui l’autore aveva organizzato la propria cheba, ricordandone frequentazioni ed episodi curiosi. Depositare sulla carta i ricordi diventa una dichiarazione dell’indicibile, una psicoterapia liberatoria che passa attraverso suoni e avvenimenti coagulati in una famosa stanza del centro di Padova. Rivivono così momenti fantastici di una nostra storia recente, per chi c’era e l’ha vissuta ma anche per chi ne ha solo sentito parlare.

 

Descrizione

L’autore

Mario Benincà, adolescente nel periodo in cui il Beat padovano esplodeva e raggiungeva il suo apice, collabora come redattore e addetto all’ufficio stampa con Bacchiglione Beat, associazione culturale che è punto di
riferimento della cultura Beat padovana. Organizzatrice dell’omonimo festival, giunto nel 2021 alla 25esima edizione, l’associazione celebra così continuamente gli oltre 150 gruppi che negli anni Sessanta erano attivi in città.
Mario Benincà, memoria storica del Bacchiglione Beat, ha pubblicato anche Beat Land, raccolta di poesie scritte dagli anni Sessanta a oggi.

 

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