L’Architemario. Volevo fare l’astronauta

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L’Italia… Un paese di Santi, Poeti, navigatori, Rinviati a giudizio, Allenatori di calcio. E Architetti.
La penna di Christian De Iuliis racconta e la matita di Roberto Malfatti illustra: la realtà e le peripezie più curiose e paradossali del mondo di chi da piccolo, in fondo, sognava di fare solamente l’astronauta.
Nel suo stile fluido ed ironicamente amaro, De Iuliis ci svela il pianeta misterioso sul quale ogni giorno vive ed opera una delle figure professionali più contraddittorie ed eclettiche dell’universo italiano: l’architetto. Un libro per tutti perché tutti, oggi, hanno a che fare con gli architetti. Ce ne sono talmente tanti che ognuno di noi ha un architetto nella propria vita: come amico, fratello, sorella, padre, cugino, collega. Oppure egli stesso si sente “architetto dentro” o lo è veramente.

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Descrizione

Surreale, a tratti disincantato, certamente irriverente. Nel suo stile fluido ed ironicamente amaro, Christian De Iuliis ci svela il pianeta misterioso sul quale ogni giorno vive ed opera una delle figure professionali più contraddittorie ed eclettiche dell’universo italiano: l’architetto. Un libro per tutti perché tutti, oggi, hanno a che fare con gli architetti. Ce ne sono talmente tanti che ognuno di noi ha un architetto nella propria vita: come amico, fratello, sorella, padre, cugino, collega. Oppure egli stesso si sente “architetto dentro” o lo è veramente. La penna di Christian De Iuliis racconta e la matita di Roberto Malfatti illustra: la realtà e le peripezie più curiose e paradossali del mondo di chi da piccolo, in fondo, sognava di fare solamente l’astronauta.

L’Italia… Un paese di Santi, Poeti, navigatori, Rinviati a giudizio, Allenatori di calcio. E Architetti.

L’architetto invecchia molto più lentamente dei comuni esseri umani…E’ una questione prima di tutto pratica in quanto si comincia a fare l’architetto già con i principi di calvizie (per l’uomo), menopausa (per la donna) e capelli bianchi (per entrambi). Quindi di ordine psicologico perché anche a 50 anni si è ancora considerati giovani architetti. Ma anche da un punto di vista medico perché l’architetto deve per forza di cose mantenersi giovane e in salute per affrontare tutti gli imprevisti che gli capitano.

Non so se ve ne siete accorti, ma è in corso un processo di patinata beatificazione della figura dell’architetto. Una sorta di degrado del garbo professionale al quale molto contribuiscono alcuni programmi televisivi dove gli architetti appaiono come dei fichissimi tuttofare, capaci di risolvere qualsiasi problema. Da quelli d’arredo allo scarico della lavastoviglie intasato. Interventi apparentemente straordinari che conferiscono all’architetto dei presunti super-poteri. Tuttavia una delle ambizioni, naturali, degli architetti oggi è di essere considerati delle persone normali.

 

 

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