//Un sacro dire di sì. Giancarlo Frison scultore [copertina rigida]

Un sacro dire di sì. Giancarlo Frison scultore [copertina rigida]

24,00 

IL LIBRO

Un sacro dire di sì illustra la scultura di Giancarlo Frison, che è caratterizzata da un universalismo del sentire, capace ad intendersi  a diversi livelli percettivi, in buona composizione,  per veicolare valori collettivi come la Pietas e l’Empatia verso l’Altro, sia uomo, animale o semplicemente un vivente; il Valore del Lavoro, della Memoria e del Sacro. L’arte di Frison è sorta di realismo onirico in straniamento dai luoghi elitari delle Avanguardie, i cui linguaggi sono però assimilati dall’Autore nella profondità della Composizione e delle Geometrie.
Una lingua piana dai contenuti complessi, con l’uso di simbologie leggibili in stratificazione.

Il volume è la monografia sull’opera dello scultore Giancarlo Frison, che accompagna la mostra omonima presso l’Oratorio di San Rocco (Padova) dal 5 luglio 2024 fino alla prima settimana di ottobre 2024.
Curato da Paolo Pavan, il volume contiene saggi critici di Marco Boato, Mirella Cisotto Nalon, Pier Luigi Fantelli, Ernesto Luciano Francalanci, Brunilde Neroni, mentre il progetto grafico e le fotografie delle opere e i ritratti di Giancarlo Frison sono di Carlo Buffa.
Il libro è stato realizzato anche grazie al gentile contributo delle ditte Vergati srl Ascensori e Welog srl Cloud Monitoring.

IL CURATORE

Paolo Pavan

CON TESTI DI

Marco Boato, Mirella Cisotto Nalon, Pier Luigi Fantelli, Ernesto Luciano Francalanci, Brunilde Neroni, Paolo Pavan.

PROGETTO GRAFICO E FOTOGRAFIE

Il progetto grafico, le fotografie delle opere e i ritratti di Giancarlo Frison sono di Carlo Buffa.

ALTRE VERSIONI

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Descrizione

Giancarlo Frison

Giancarlo Frison è nato nella campagna delle Selve di S. Benedetto nel 1949. Dopo un biennio di studi professionali per il diploma di tornitore meccanico, ha intrapreso gli studi liceali tra gli alunni del Monastero di Praglia, presso il Seminario Vescovile di Padova.
Questo periodo gli ha aperto le pagine delle prime monografie degli artisti contemporanei e l’opportunità di frequentare esposizioni, musei e chiese per i quali la città di Padova è famosa. Ha quindi scoperto una passione fino ad allora dormiente e ha ricevuto i rudimenti di modellazione plastica dalla scultrice Licia Boldrin, nipote dello scultore Paolo Boldrin, durante un’estate alla fine degli anni Sessanta. Il servizio militare lo ha portato a Lecce, dove un commilitone, allievo di Pericle Fassini, ne ha arricchito la formazione, e a Venezia, città dai percorsi e dalle frequentazioni intrecciate.
Ha scelto quindi, dopo un poco motivato tentativo di iscriversi all’Accademia delle Belle Arti, di laurearsi in Arte Contemporanea col professor Umbro Apollonio. Le grandi mostre di scultura e l’incontro con artisti e critici hanno stimolato, assieme agli studi, una passione per la scultura astratta, geometrica e per il mondo delle intuizioni morfogenetiche originate dai solidi primari, dalla topologia, dai nodi. Decisivo è stato in questa fase l’incontro con Giò Pomodoro e con Max Bill.
La partecipazione nei primi anni Ottanta ad alcune esposizioni, tra cui la XIII Mostra del bronzetto e della piccola scultura di Padova, la V e la VI Biennale del bronzetto dantesco di Ravenna e «Vent’anni con l’arte» di Ca’ Pesaro a Venezia, promosse con il contributo critico e organizzativo di Giorgio Segato, testimonia questo periodo di feconda esplorazione, durato un decennio (cfr. La collettivaì «Variazioni», Galleria Civica di Piazza Cavour, Padova 1993).
L’affiorare ulteriore di un distacco critico dall’estraniamento dell’arte in luoghi elitari e l’adesione a committenze destinate agli spazi della quotidianità semplice, lo hanno condotto a raccogliere l’esigenza di una lingua comune, nutrita dalla memoria e dalla tradizione.

Altre mostre

Variazioni, Galleria civica, Padova, 1993
Della notte, della luce, Padova, 2003
Sacra Ricreazione, Chiesa di San Silvestro, Vicenza, 2011
Parva AEsthetica, Oratorio di San Rocco, Padova, 2017

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