Descrizione
Armonia segreta
«Nulla dies sine linea» scriveva il poeta greco Ghiannis Ritzos, ricordandoci che ogni giorno, anche il più silenzioso e immobile, ha bisogno della sua traccia, della sua “linea”, del suo gesto creativo che è il verso poetico. È in questa tensione quotidiana verso la parola – fragile e ostinata – che nasce la mia relazione familiare con Vincenzo che, da quando ho iniziato a frequentare, mai si è risparmiato di condividere con me il suo sguardo poetico con cui osserva il mondo. Quando Vincenzo mi ha consegnato il manoscritto del testo, ho capito subito che quelle pagine erano dense di luce e memoria. Non solo una raccolta di poesie, ma un’offerta sincera, quasi sacrale, della sua interiorità. Componimenti che non gridano, non pretendono, ma si fanno leggere con la stessa voce con cui si parla a un amico nel cuore della notte, quando tutto è finalmente silenzioso e vero. Conosco Vincenzo ormai da anni. Conosco il suo sguardo assorto quando osserva un tramonto, la delicatezza con cui raccoglie un pensiero, la sua capacità di custodire il dolore come un fiore in un vaso d’argilla. Leggere queste poesie è stato, per me, come entrare nel suo mondo – o meglio – nei suoi mondi: quello della sua terra, dei suoi affetti, del suo mistero spirituale.
Il ritmo del silenzio racchiude un ossimoro capace di evocare un’esperienza poetica profonda e contraddittoria: il silenzio, apparentemente statico e immobile, trova nel ritmo una sua cadenza nascosta, un battito sotterraneo che scandisce il tempo interiore. In questa raccolta il ritmo non è solo un elemento musicale o metrico, ma diventa un principio esistenziale: attraverso di esso il silenzio prende forma, acquista movimento e diventa capace di modellare il fluire del tempo stesso. Il ritmo, infatti, nella sua valenza, può accelerare o rallentare la percezione del tempo. Quando i versi scorrono rapidi e serrati, il lettore è trascinato in una corsa emotiva che fa evaporare il presente; quando, invece, il ritmo si fa lento e rarefatto, il tempo sembra dilatarsi, sospeso in un’attesa silenziosa che invita alla contemplazione. La poesia diventa così uno strumento per affrontare il tempo interiore, sottraendolo all’urgenza del mondo esterno e restituendolo all’ascolto profondo di sé e del silenzio che ci abita. Il titolo della raccolta suggerisce quindi che anche nel vuoto apparente esiste un battito, un’onda che pulsa con una sua armonia segreta. La raccolta esplora questo dialogo sottile tra suono e assenza, tra movimento e quiete, mostrando come la poesia sia capace di rendere il silenzio un’esperienza dinamica, in grado di trasformare la percezione del tempo e, forse, anche quella della vita stessa.
I temi sono tanti e si rincorrono tra le pagine con una coerenza quasi naturale: il viaggio interiore, la memoria familiare, la solitudine, la terra amata, la sofferenza dei popoli, il senso del divino, la natura che consola e fa riflettere. E poi c’è la poesia civile, quella che guarda oltre il proprio confine in cui Vincenzo, poeta vero, non si schiera come un intellettuale, ma come uomo che sente la ferita del mondo sulla propria pelle, senza mai cadere nella mera retorica.
Lo stile si caratterizza per l’uso di versi brevi, liberi, spesso sospesi, che generano uno spazio in cui abita il silenzio, vero protagonista della raccolta, che non è vuoto, ma grembo di vita e di ascolto e che, per questo, interroga e parla al cuore. I versi liberi, con tagli netti e sospensioni, usano un lessico sobrio, semplice e luminoso; costante e raffinato l’uso dell’enjambement che crea pause e silenzi. Fortissima la componente iconica e sinestetica: i versi configurano colori, profumi, suoni.
Le poesie sono brevi icone liriche, in cui il poeta non urla ma sussurra, affidandosi alla forza del silenzio, del non detto e dei dettagli. In particolare, quelle che raccontano la “sua” Lucania evocano tutti i luoghi, conosciuti e sconosciuti, che diventano i luoghi dell’anima e rappresentano il senso di appartenenza del poeta a tutti i popoli della terra. Richiamando un aneddoto: quando il papà gli chiedeva cosa avrebbe voluto fare da grande, la sua pronta risposta era quella di voler conoscere tutti i popoli della terra. E a questa sete di conoscenza possiamo certamente far risalire la forte dedizione che Vincenzo ha dedicato alla poesia araba, a quella ebraica e allo studio delle lingue semitiche.
Non si rimane indifferenti alla lettura di queste pagine perché in questo viaggio attraverso il ritmo del silenzio, le ferite non vengono negate, ma accolte come parte del cammino. Eppure, nonostante il loro peso, resta viva una gratitudine sottile e tenace, simile a una musica sommessa che continua a suonare dentro il silenzio, ricordandoci che ogni dolore, alla fine, è anche una forma di vita.
Questa raccolta non pretende di colmare il silenzio, ma di camminarci dentro, lasciando ogni giorno un piccolo segno, una “linea” appena accennata, che possa forse incontrare lo sguardo di chi legge e trasformarsi, insieme e in dialogo.
Prefazione di MICHELE ROMANELLI
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Diana –
Un onore offrire l’immagine di un mio quadro per la copertina, poesie evocative, un viaggio nello spazio e nella memoria.
Lucia Baccelle –
GRAZIE DI TUTTO!! Sono in viaggio👏