Descrizione
IL PROGETTO E LE PAROLE
E allora sono i processi – più ancora dei progetti disegnati – i veri protagonisti delle piccole grandi storie architettoniche che ogni scheda restituisce. Emerge quella che forse – tragicamente per certi versi – è una delle questioni irrisolte e sempre più preoccupanti del nostro fare architettura oggi, in Italia, ovvero i tempi (burocratici ma non solo) tra le diverse fasi. Il progetto è, oggi più che mai, una traiettoria lunga e faticosa, si configura come un esercizio di slalom tra porte strette e strettissime. Ostacoli e complessità punteggiano l’esperienza quotidiana di architette e architetti, comprimendo spesso in maniera insostenibile la parte creativa e innovativa della professione, quella vòlta a costruire la qualità degli spazi. Le riflessioni delle colleghe e dei colleghi padovani sembrano contenere la propensione a un lavoro instancabile, di lima e di cesello, artigiano secondo tante delle definizioni date. È una scoperta, o una riscoperta, nei tempi in cui le Intelligenze Artificiali bussano con sempre più forza alle porte degli studi professionali, promettendo (o minacciando) di modificare radicalmente i processi, appunto, le consuetudini e gli strumenti. Ma mettendo ancora di più la questione dei tempi (e dei relativi sfasamenti) al centro del futuro.
Dal contributo del direttore del Giornale dell’Architettura, arch. Michele Roda.
UN ORDINE PER GLI ARCHITETTI
Osservare i progetti premiati, frutto del lavoro di piccoli studi o di realtà più strutturate, ci induce a meditare sulla responsabilità dell’architetto e di tutte le figure coinvolte nei confronti dell’ambiente in cui avviene la trasformazione. Come professionisti, siamo responsabili del benessere delle persone per le quali progettiamo ambienti in cui vivere e lavorare, della coesione sociale e dell’inclusività della comunità all’interno degli spazi urbani. Princìpi, questi ultimi, tutt’ora riconoscibili, e sempre presenti: le realizzazioni si dimostrano ancora attuali, frutto di studi accurati e di un pensiero che non è legato a mode o emulazioni, un pensiero che è ribellione all’omologazione, alla superficialità dettata dalla fretta o al solo ottenimento di bonus o finanziamenti. Il progetto è un processo “in divenire” che richiede tempo, riconoscimento economico, gratificazione: una “lettera aperta” che esprime inequivocabilmente il percorso culturale di ogni protagonista. L’architetto rivendica il tempo per il pensiero, la ricerca, l’elaborazione e la modifica. Per questo abbiamo dato spazio anche alle riflessioni scritte, alla messa a fuoco delle ragioni che accompagnano e motivano il percorso professionale, al racconto dei propri punti fermi e dei propri dubbi. L’obiettivo è incitare i colleghi nel perseverare lungo il percorso di ricerca della qualità, superando le difficoltà della burocrazia e delle procedure farraginose, supportandoli attraverso il dialogo con le Amministrazioni per risolvere criticità e rallentamenti che affliggono lo spirito creativo. Non si deve correre il rischio di rinunciare, a volte, alle proprie aspirazioni nella ricerca dell’“approvabilità” del progetto.
Dalla prefazione del Presidente dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della provincia di Padova, arch. Gloria Negri.
LE RAGIONI DI UN PREMIO
La Biennale Internazionale di Architettura Barbara Cappochin è articolata secondo differenti livelli di lettura, con l’obiettivo di mettere in dialogo l’architettura locale con quella internazionale e, al contempo, di avvicinare i cittadini a questa forma di espressione artistica, per offrire un contributo alla promozione della qualità dell’architettura, della sostenibilità ambientale e del legame tra spazi costruiti e vita umana, elementi che collegano il progetto architettonico alla qualità della vita.
Dalla prefazione del Presidente della Fondazione Barbara Cappochin, arch. Giuseppe Cappochin.
PERSONE LUOGHI E QUALITÀ
Questo volume è stato concepito con l’obiettivo di dare un nuovo e meritato risalto all’architettura progettata dai professionisti iscritti all’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della provincia di Padova, attivando, in collaborazione con il Premio Internazionale di Architettura Barbara Cappochin, una narrazione biennale che offra una panoramica aggiornata sulla qualità architettonica nel nostro territorio, colmando un palese vuoto documentale. L’esigenza profonda sentita dall’Ordine è quella di indagare il legame tra i professionisti padovani, il contesto geografico in cui operano e il valore delle loro opere. L’intersezione tra questi elementi – persone, luoghi e qualità – si condensa nel processo creativo: quell’insieme di scelte ragionate, radicate nella cultura del progettista, che sanno rispondere alle richieste più diverse dei committenti.
Dalla nota dei curatori, arch. Alberto Andrian, arch. Michele Culatti e ing. Debora Formentin.
Alberto Andrian e Michele Culatti sono componenti del Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Padova attualmente in carica (2025-2029).
Debora Formentin collabora con la Fondazione Barbara Cappochin.
GLI ARCHITETTI
Gli architetti che troviamo nel volume sono oltre 70. Alcuni di loro sono co-titolari di studio associato, indicato tra parentesi; altri gestiscono lo studio professionale singolarmente.
Elisabetta Baldan (depaolidefranceschibaldan architetti); Marco Baldassa; Paolo Baracco; Eugenio Barato; Claudio Belluco; Massimo Benetollo (Studio Associato Benetollo Menegus); Massimo Berto; David Borchia (Studio Architetti Borchia Associati); Leonardo Borchia (Studio Architetti Borchia Associati); Alex Braggion (B+D+M Architetti); Alessandro Bressa; Benedetta Cecchini (Studio Cecchini); Emanuele Cerato; Nicolò Chinello (AACM Atelier Architettura Chinello Morandi); Italo Chiucchini; Luisa De Biasio Calimani; Mirco De Franceschi (depaolidefranceschibaldan architetti); Sergio De Gioia (MIDE architetti); Alessandro De Paoli (depaolidefranceschibaldan architetti); GianPaolo Di Benedetto (B+D+M Architetti); Stefano Fauro (Studio Negri & Fauro Architetti Associati); Massimo Formenton (P+F Parisotto+Formenton & Partners); Enrico Franco; Giovanni Furlan; Michele Gambato (mgark); Nicola Gennaro; Davide Giorio; Arianna Gobbo; Giorgio Grazian (STARC | Studioarchitettura associati); Pietro Leonardi (ar3 architetti); Stefano Liccardo (L-Z architects); Andrea Marin (Tombacco e Marin architetti); Pietro Menegus (Studio Associato Benetollo Menegus); Franca Mengato; Fabrizio Michielon (MIDE architetti); Paolo Miotto (Archpiùdue Architetti Associati); Rodolfo Morandi (AACM Atelier Architettura Chinello Morandi); Giorgio Moschino (Studio Architettura Carli Moschino); Giulio Muratori (Studio Muratori&Zanon); Gloria Negri (Studio Negri & Fauro Architetti Associati); Giuseppe Pagano; Aldo Parisotto (P+F Parisotto+Formenton & Partners); Andrea Peraro; Gianmarco Pollis (ar3 architetti); Piero Puggina (Studiomas architetti); Marco Rapposelli (Studiomas architetti); Paolo Rossettini ; Jessica Sarli; Mauro Sarti (Archpiùdue Architetti Associati); Davide Scagliarini (STARC | Studioarchitettura associati); Piergiorgio Semerano (Laboratorio di Architettura Semerano); Mirco Simonato; Stefano Soi; Massimo Stella; Maurizio Striolo (Striolo, Filippo Meo & Partners); Alessandro Tognon; Roberto Tognon; Francesco Tombacco (Tombacco e Marin architetti); Francesca Torzo; Antonio Trivellato; Adriano Verdi; Ruben Verdi; Paola Veronese; Antonio Zambusi (Studio Associato Zambusi); Ranieri Zandarin; Manuel Zanon (L-Z architects); Fabrizio Zuliani.
I PROMOTORI
L’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori è un Ente statale, che ha come compito la gestione dell’Albo degli architetti, la vigilanza sulla correttezza dell’esercizio professionale e la fornitura alla Pubblica amministrazione di pareri.
Esercitare la professione di architetto significa confrontarsi con un elevato rischio sociale o comunque con un interesse pubblico connesso al suo legale esercizio; una professione caratterizzata dalla necessità di assicurare una prestazione di qualità nell’interesse del cliente e della collettività, indirizzata a diritti fondamentali dei cittadini, quali la difesa del diritto alla salute, la difesa dei diritti soggettivi, la tutela delle trasformazioni dell’ambiente e del paesaggio, la sicurezza delle costruzioni e degli impianti, l’informazione professionale corretta.
Non solo una persona che firma un atto creativo fine a sé stesso, quindi, ma una figura profondamente calata nel contesto e nella comunità in cui vive.
La Fondazione Barbara Cappochin da sempre cerca di far conoscere lo stretto legame che unisce la qualità della vita alla qualità dell’architettura:
un legame esplicito, concreto, inderogabile. L’uomo per vivere necessita di spazi condivisi dove incontrarsi, studiare e imparare, lavorare, ascoltare i suoni e i silenzi della vita, spazi che siano sempre rispettosi delle diverse necessità che la vita gli pone. Anche la natura necessita d’essere ascoltata, rispettata, preservata e ammirata, come dono meraviglioso e indispensabile.
L’Architettura si situa tra uomo e natura: luogo di trasmissione e protezione, di accoglienza e di condivisione. Con questa consapevolezza la Fondazione Barbara Cappochin organizza il Premio Internazionale di Architettura Barbara Cappochin affinché ognuno di noi, nel rispetto del proprio ruolo e del proprio ambito, diventi artefice, protagonista e animatore lungo quel cammino che porta alla qualità: qualità di vita, qualità di architettura.
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Daniela –
Un libro ben fatto in cui le parole degli architetti coinvolti sono rivolte alle nuove generazioni di professionisti. Si evidenzia come la propria passione, creatività e competenza vadano sempre preservate, perché unitamente all’empatia con la committenza generano sia qualità del costruire, come si vede dai progetti, sia qualità del vivere come si ercepisce dagli stessi