Vittime di reato, Giustizia Riparativa e Architetto di Comunità. Dai vincoli della Societas alle possibilità della Communitas

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Questo testo è un contributo che apre uno spazio di possibilità al cambiamento per coloro che sono, si sentono e vengono raccontate come vittime di un reato: considerarle comunque come generatrici di interazione nella propria appartenenza alla Comunità. Quindi, questo scritto prende in considerazione le situazioni e le peculiarità di chi è/è stato coinvolto in situazioni di reato, suo malgrado, esplicitando non tanto chi è la vittima (quesito che trova ampio spazio nella letteratura giuridica e criminologica), ma come quest’ultima può essere accompagnata e sostenuta per trasformare l’evento subìto in occasione di dispersione della responsabilità, incremento della coesione nella Comunità e quindi anche di valorizzazione della propria biografia.
Sulla scorta dei riferimenti conoscitivi della Mediazione Dialogica, del Paradigma Riparativo e dell’Architetto di Comunità – dunque mantenendo il focus sull’interazione – diviene possibile sviluppare un contributo che si caratterizza per: (1) la presentazione di una disamina critica dell’attuale panorama normativo e teorico; (2) l’esplicitazione dell’esigenza per le vittime; ossia, riconfigurare il ruolo della vittima non solo in quanto tale ma, in primis, in quanto membro della Comunità e in interazione con la stessa; (3) la descrizione di un modello di classificazione degli strumenti operativi della Giustizia Riparativa e la proposta di un intervento ad alto impatto generativo (tra gli altri i Gruppi Dialogici per la Giustizia Riparativa con le vittime di reato).

 

Descrizione

dalla INTRODUZIONE

Il contributo di questo scritto si inserisce nel percorso già tracciato dai precedenti lavori della Collana Editoriale che lo ospita e propone un ragionamento critico intorno alla configurazione di ruolo delle cosiddette “vittime di reato” con l’intento di mettere in luce e valorizzare i processi di significativa portata che li riguardano, in una prospettiva di coesione della Comunità. Lo spazio è, ancora una volta, quello definito dal Paradigma Riparativo (Turchi, Romanelli, Pasquale, & Mascaro, 2020) e da ciò che questo può mettere a disposizione; in particolare, verrà descritto il ruolo che, dialogicamente, si costruisce e che viene attribuito alle vittime di reato, andando a focalizzare il contributo che il Paradigma Riparativo può offrire, nella prospettiva della sopra citata coesione. Infatti, a partire da un carotaggio delle produzioni discorsive rispetto alle vittime (provenienti da diverse fonti) si mostreranno alcuni interrogativi e riflessioni rispetto al modo in cui, storicamente, (1) è stato definito il ruolo (di vittime) di coloro che sono coinvolti in assetti interattivi in cui si è verificato un qualsiasi reato, (2) osservare in virtù di quali produzioni discorsive (i.e. interazioni dialogiche) tale ruolo si mantiene come tale e (3) che implicazioni pragmatiche ha il ruolo stesso rispetto alla gestione degli assetti di reato che lo generano e, in ultimo, rispetto alla coesione per la Comunità. Si vuole allora valorizzare quanto è già a disposizione, corroborandolo su basi teorico-epistemologiche tali da offrire supporto agli obiettivi e ai processi del Paradigma Riparativo, in virtù del quale si rende possibile un nuovo modo di offrire un servizio alle vittime di reato. Pertanto, la prima parte di questo testo sarà dedicata alla descrizione dello stato dell’arte relativo alla configurazione di ruolo della vittima di reato, secondo il riferimento al piano del Diritto e di alcuni contributi da parte di discipline come, ad esempio, la vittimologia (dunque tutte produzioni afferenti al piano esclusivo della Societas). Questo rappresenterà l’ossatura sulla quale condurre una disamina critica che consentirà poi di descrivere l’esigenza che emerge in seno ai principi propri del Paradigma Riparativo e che viene descritta in quanto riconfigurazione del ruolo della vittima usando il riferimento conoscitivo della Communitas. Muovendosi nella direzione di gestire le interazioni che si generano
in riferimento agli assetti di violazione di una norma tenendo in considerazione la Communitas e i suoi membri, nella seconda parte si prenderanno in considerazione il ruolo deputato alla gestione di tali assetti, l’Architetto di Comunità (Pasquale, Romanelli, Franceschi, & Turchi, 2021; Turchi, Romanelli, Pasquale, & Mascaro, 2020), e gli strumenti operativi che nel tempo si sono evoluti nell’alveo della Giustizia Riparativa secondo la valenza che questi possono assumere a partire dagli obiettivi di ruolo e di intervento dell’Architetto di Comunità stesso. La mancanza di un dispositivo da usare a livello operativo per rivolgersi specificatamente alle vittime di reato ha condotto poi all’elaborazione di una proposta di lavoro che verrà descritta nella terza parte del testo. La proposta – i Gruppi Dialogici per la Giustizia Riparativa con le vittime di reato – viene presentata in qualità di format che gli operatori della Giustizia Riparativa possono usare e rendere massimamente efficace a seconda degli attori al quale viene rivolto e dell’ambito nel quale viene richiesta la sua applicazione.

Elena Bellei, Michele Romanelli, Guido Pasquale, Gian Piero Turchi

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