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Collana Quaderni sulla Giustizia Riparativa e la Mediazione Dialogica2025-11-24T16:02:51+01:00

Collana Quaderni sulla Giustizia Riparativa e la Mediazione Dialogica

a cura di Gian Piero Turchi e Michele Romanelli

vai ai video: INTERVISTA a Gian Piero Turchi; INCONTRI sulla Mediazione Dialogica.

Dalla collana La Mediazione Dialogica alla collana Quaderni sulla Giustizia Riparativa e la Mediazione Dialogica.

I curatori raccontano il mutamento:

Nel 2019 demmo vita a un progetto editoriale (la collana di libri denominata “La Mediazione Dialogica”) che si sviluppava a partire da elementi teorico-metodologici e dalla loro applicazione nell’ambito della Mediazione Dialogica e – così scrivemmo nel testo di presentazione della collana stessa – dalla sensibilità e il coraggio di una piccola casa editrice padovana: la overview editore di Padova. Il progetto nasceva con l’obiettivo di promuovere una cultura scientifica della e sulla Mediazione come strumento di gestione delle interazioni all’interno della Comunità. Oggi possiamo sostare un attimo, osservare il sentiero percorso e “fare il punto”, per poter poi riprendere il cammino con più forza, aumentata convinzione e maggiore responsabilità. Le annotazioni sono molteplici e nelle righe a seguire le esporremo in modo sintetico.

Nei quattro anni trascorsi sono stati pubblicati cinque volumi e attraverso di essi si è potuto tracciare un discorso a partire da una riflessione generale sulla Giustizia Riparativa e la sua applicazione nell’Esecuzione Penale Esterna, e da qui ci si è addentrati poi – in modo sempre più specifico e dettagliato – nella descrizione di come gli Uffici per l’Esecuzione Penale Esterna (UEPE) possano adottare un mandato operativo, coerente con il proprio mandato istituzionale, che consideri i presupposti della Giustizia Riparativa; da qui si è potuto definire il Paradigma Riparativo nella prospettiva dialogica, esplicitare e dettagliare il profilo di competenze del ruolo dell’operatore, denominato Architetto di Comunità, fino a sviluppare alcune proposte di lavoro e intervento con i cosiddetti autori di reato, così come anche con le cosiddette vittime.

Abbiamo potuto osservare come, grazie alla Collana Editoriale – strumento potente! – tutto quanto veniva prospettato in uno scritto, riusciva ad essere applicato (nelle consulenze, negli interventi, nella ricerca), poi ripreso e usato per l’uscita successiva (in termini di sviluppo teorico, metodologico e operativo). Possiamo così sostenere che l’attività scientifica e divulgativa portata avanti in questi anni, ha consentito alla conoscenza di dipanarsi in un modo tale che le argomentazioni si sono fatte man mano più stringenti e le proposte di lavoro e intervento sono risultate più precise e nette. Oltre a questo, la produzione conoscitiva che si è resa disponibile con i testi della collana sopra richiamati, esige di ampliare il suo focus e aumentare la visuale sulla Giustizia Riparativa in generale, oltre che sulla Mediazione Dialogica nello specifico. L’obiettivo diventa così promuovere una cultura scientifica della e sulla Giustizia Riparativa per la gestione delle interazioni all’interno della Comunità. Al contempo, si tratta di continuare a stare nella logica della collana: scrivere contributi che hanno sia una loro coerenza interna, rifacendosi a specifici presupposti conoscitivi, sia che configurano – insieme – un’opera più ampia, in costante costruzione e sviluppo: ogni testo dialoga con gli altri e quanto scritto può trovare applicazione operativa in specifici interventi e progetti, ricavarne elementi di osservazione e costruire riflessioni da poter riprendere in successive pubblicazioni. Siamo convinti – e questo grazie alla strada percorsa – che un manuale non avrebbe consentito di sviluppare la conoscenza in questo modo!

Pertanto, riteniamo che si debba continuare con il progetto editoriale, con la medesima casa editrice – che ringraziamo perché non solo ha creduto nella bontà del lavoro, ma ne ha sposato la visione e la lungimiranza – e dandogli un nuovo nome. Da oggi, infatti, la collana si chiamerà: Quaderni sulla Giustizia Riparativa e la Mediazione Dialogica. Un’ultima annotazione: la distinzione della precedente collana nelle due tipologie di pubblicazioni non solo non è stata usata appieno, ma (forse) non ci serve. Ossia, gli “Approfondimenti teorici e metodologici” e i “Casi applicativi e divulgazione di progetti” sono per noi dei livelli che non risultano necessariamente scissi e certamente non riusciamo a trattarli come compartimenti stagni. È capitato, infatti, che nei volumi pubblicati si affiancassero tanto riflessioni teoriche e metodologiche, quanto applicazioni e progetti.

L’augurio di potersi ritrovare sulle tracce impresse dalla Mediazione Dialogica che facemmo nel 2019, oggi viene rinnovato e sempre di più nell’alveo della Giustizia Riparativa e del suo contributo per promuovere la Coesione della Comunità.

Brunico, settembre 2023
I curatori della Collana
Gian Piero Turchi e Michele Romanelli

Nota dell’editore: la nuova collana Quaderni sulla Giustizia Riparativa e la Mediazione Dialogica prosegue la numerazione prrogressiva della precedente La Mediazione Dialogica.

collana Quaderni GRMD quaderno 8

Guido Pasquale, Michele Romanelli, Gian Piero Turchi

Misurare l’Esposizione al Rischio di Recidività in ambito penale e di Giustizia Riparativa

overview editore, 2025
ISBN 9788898703463

quaderno doppio, 19,90 €

INTRODUZIONE

Il 16 aprile 2024 sul sito del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) viene pubblicato un articolo dal titolo “CARCERI. I DATI PIÙ SIGNIFICATIVI”1, nel quale vengono riportate le “principali evidenze” contenute nei report commissionati dal CNEL a Censis e The European House–Ambrosetti2.
Nella Memoria del CNEL (2024), cui riferisce l’articolo, sono sintetizzati i dati che caratterizzano gli Istituti Penitenziari italiani:

  • al 31 marzo 2024, il totale della popolazione detenuta è pari a 61049 ristretti;
  • il tasso di affollamento reale degli Istituti Penitenziari è pari al 119%;
  • alla data del 31 dicembre 2023, su 60924 ristretti il 37,7% (circa 22000) ha un fine pena al più pari a quattro anni;
  • dal 2014 l’area delle misure penali esterne ha visto un incremento del 166% e nel 2022 sono stati concessi 24704 permessi premio;
  • e, in ultimo, “6 condannati su 10 sono già stati in carcere almeno 1 volta” (corsivi aggiunti).

Per ciò che riguarda quest’ultimo punto dell’elenco – a cui si riferisce il presente Quaderno – nel testo si sottolinea che una:

forte problematica del sistema carcerario italiano rimane la sua difficoltà a prevenire la recidiva e a favorire il reinserimento dei detenuti nella società […] e negli istituti penitenziari si registra un alto tasso di recidività. La media dei reati ascritti ad ogni donna detenuta è pari a 1,9 (vs. 2,4 per ogni uomo detenuto). Si stima che questo dato possa calare fino al 2% per i detenuti che hanno avuto la possibilità di un inserimento professionale.

In riferimento alle evidenze riportate dalla pubblicazione di questi dati, quanto proposto dal CNEL, con il progetto “RECIDIVA ZERO” e con la proposta di un disegno di Legge, considerando che la “ricerca empirica ha ampiamente dimostrato una relazione tra lo status lavorativo di un individuo e le sue possibilità di commettere un crimine”, orienta gli investimenti verso il potenziamento degli interventi di inclusione socio-lavorativa dei cittadini.
Nonostante non si sia ancora in grado di prefigurare che cosa si potrà generare a fronte di questa rilevante iniziativa relativa alle politiche pubbliche, tale iniziativa consente già ora di aprire alcune – e altrettanto rilevanti – considerazioni e domande per la comunità scientifica, rispetto alle quali – in tal sede – si ritiene utile ribadirne l’estensione alla rilevanza che possono avere per l’esecuzione penale (intra ed extra moenia) e la Giustizia Riparativa.
Innanzitutto, la “recidiva”, in quanto costrutto giuridico, viene rilevata (laddove rilevata) solamente ex post, dunque, esclusivamente nel momento in cui un cittadino già condannato viene nuovamente condannato per la violazione di una Norma: è possibile disporre di un costrutto di “senso scientifico” che consenta di valutare e misurare quanto un cittadino, già condannato, sia esposto alla reiterazione della violazione della Norma?
Inoltre, gli Istituti Penitenziari sono affollati7 e le risorse sono limitate e circoscritte: è possibile disporre di uno strumento che, a fronte di un’ampia popolazione di ristretti e attraverso una somministrazione “agile”, consenta di dare un ordine di priorità e urgenza rispetto all’intervento dell’Amministrazione della Giustizia?
Gli interventi, per mantenersi efficaci ed efficienti nella gestione, necessitano di dati entro cui fondarsi e “calibrarsi” rispetto allo specifico grado in cui il cittadino, già condannato, è esposto alla “recidiva”: è possibile disporre di uno strumento che offra delle “dimensioni” specifiche, le quali consentano di definire la tipologia e le peculiarità degli interventi?
Si apre, infine, la questione di come osservare il grado in cui, gli interventi (e.g. di inclusione socio-lavorativa, ma non solo), stiano interferendo rispetto alle possibilità della ri-commissione di un ulteriore reato: è possibile disporre di uno strumento che consenta di rilevare lo scarto tra un pre-intervento (t0) e un post-intervento (t1) oltreché monitorare ciò che si genera in itinere?
È a partire da tali considerazioni e questioni che, quanto segue nelle pagine di questo Ottavo Quaderno della Collana Editoriale, si dirama e sviluppa.

La Prima Parte è dedicata a fornire una summa sul costrutto di “recidiva”, del suo conio all’interno del Diritto (lo Ius) e delle criticità che la trasposizione lessicale di tale costrutto porta con sé sul piano metodologico – e ancor prima epistemologico – della “valutazione del rischio”. Come passaggio successivo, per la gestione di tali criticità, viene proposta l’assunzione del piano epistemologico del realismo concettuale (Salvini, 2004) e del Paradigma Narrativistico (Turchi & Vendramini, 2021; Turchi, 2002), oltreché dei riferimenti della Dialogica e della metodologia M.A.D.I.T. (Turchi, Moro, Neri, & Orrù, 2024; Turchi, Dalla Riva, Ciloni, Moro, & Orrù, 2021; Turchi, & Orrù, 2014; Turchi, 2009), attraverso cui viene presentata la definizione del costrutto di “Esposizione al Rischio di Recidività”8 – aderente ai criteri di adeguatezza e pertinenza propri del senso scientifico.

Nella Seconda Parte, viene presentato lo strumento per la Valutazione del Grado di Esposizione al Rischio di Recidività, applicabile nel contesto della Giustizia Riparativa e dell’esecuzione penale (intra ed extra moenia), il quale mette a disposizione un’unità di dati che consentono di valutare l’efficacia degli interventi e monitorarne l’andamento: definire un ordine di priorità di intervento a fronte di un’ampia popolazione di utenza; orientare l’investimento delle risorse e supportare le scelte relative alla concessione o meno di misure specifiche alternative alla detenzione.

Infine, nella Terza Parte, vengono descritte, in modo dettagliato, alcune esemplificazioni del potenziale che, l’applicazione dello strumento e l’uso del dato che genera, porta con sé all’interno degli Istituti Penitenziari (Cantarelli, Rondello, Pasquale, Romanelli, & Turchi, 2024), degli UEPE (Turchi, Vischi, Romanelli, & Pasquale, 2019) e nell’ambito di consulenze e interventi in capo all’Architetto di Comunità (Turchi, Romanelli, Pasquale &, Mascaro, 2020; Pasquale, Romanelli, Franceschi, & Turchi, 2021).

In coda al testo, è inserita una sezione con gli elementi “tecnici” che hanno consentito l’operazionalizzazione dello strumento (la Tavola Semi-radiale con le definizioni dei Repertori Discorsivi) e un Glossario Essenziale contenente le definizioni dei costrutti oggetto del presente Quaderno.

SOMMARIO

Introduzione

Prima Parte: Dall’individuazione della recidiva all’Esposizione al Rischio di Recidività 
1 Introduzione
2 Lo stato dell’arte sul costrutto di “recidiva”
2.1 Il costrutto giuridico di “recidiva” nella normativa italiana
2.2 La concezione della “recidiva” in termini meccanistici e le criticità metodologiche nella valutazione del rischio
3 La collocazione dell’Esposizione al Rischio di Recidività nell’epistemologia dell’Interazione Dialogica
3.1 La concezione della “recidiva” come assetto interattivo tra regole del linguaggio
3.2 La cornice conoscitiva del Paradigma Narrativistico e della Dialogica
3.3 La definizione del costrutto di Esposizione al Rischio di Recidività

Seconda Parte: Lo strumento per la valutazione del grado di Esposizione al Rischio di Recidività
1 Introduzione
2 Esigenze e obiettivo dello strumento
3 Parametro 1: controversia tra obiettivi biografici e regole interattive informali/formali
4 Parametro 2: determinazione degli scenari retrospettivi/attuali/futuribili
5 La matrice di Esposizione al Rischio di Recidività
6 Struttura del protocollo e livelli di output dello strumento

Terza Parte: L’applicazione dello strumento nell’ambito dell’esecuzione penale e della giustizia riparativa 
1 Introduzione
2 L’uso del dato all’interno degli Istituti Penitenziari
2.1 Definizione del grado di priorità per l’intervento su un ampio gruppo d’utenza
2.2 Valutazione dell’efficacia e monitoraggio dell’andamento di un programma trattamentale
2.3 Osservazione del “rischio” in specifiche sezioni o aree dell’Istituto Penitenziario
3 L’uso del dato all’interno degli Uffici per l’Esecuzione Penale Esterna
4 L’uso del dato per consulenze e interventi in capo all’Architetto di Comunità
4.1 L’applicazione all’interno dei Gruppi Dialogici per la Giustizia Riparativa e altre tipologie di gruppo
4.2 L’applicazione per la redazione di una relazione di valutazione di un caso
4.3 L’applicazione all’interno degli Osservatori sulla Recidività: monitoraggio e ricerca

Conclusioni: Considerazioni conclusive e prospettive future

Appendice: Tavola Periodica Semi-radiale dei Repertori Discorsivi

Glossario essenziale

Bibliografia

Note biografiche

Appunti

GLI AUTORI

Guido Pasquale. Psicologo clinico, Mediatore Dialogico, Docente del Master universitario di II livello “Mediazione e giustizia riparativa Metodologia e strumenti per l’applicazione negli ambiti familiare, penale, comunitario, organizzativo e commerciale” dell’Università degli Studi di Padova e di Brescia. Svolge attività di consulenza, formazione e ricerca negli ambiti della Mediazione e della Giustizia Riparativa presso enti pubblici e privati a livello nazionale.

Michele Romanelli. Psicologo clinico, Mediatore Dialogico, Docente del Master universitario di II livello “Mediazione e giustizia riparativa Metodologia e strumenti per l’applicazione negli ambiti familiare, penale, comunitario, organizzativo e commerciale” dell’Università degli Studi di Padova e di Brescia. Svolge attività di consulenza, formazione e ricerca negli ambiti della Mediazione e della Giustizia Riparativa presso enti pubblici e privati a livello nazionale e internazionale.

Gian Piero Turchi. Psicologo e Psicoterapeuta, Mediatore Dialogico, Docente di Psicologia Clinica e Psicologia delle Differenze Culturali e Clinica della
Devianza presso l’Università degli Studi di Padova, Direttore del Master in “Mediazione e Giustizia Riparativa. Metodologia e strumenti per l’applicazione
negli ambiti familiare, penale, comunitario, organizzativo e commerciale” dell’Università degli Studi di Padova e dell’Università degli Studi di Brescia, Consulente in ambito di Mediazione e Giustizia Riparativa presso Istituzioni pubbliche e private, a livello nazionale e internazionale.

PER ACQUISTARE:

collana Quaderni GRMD quaderno 7

Clizia Cantarelli, Laura Rondello, Guido Pasquale, Michele Romanelli, Gian Piero Turchi

Architetto di comunità: l’intervento di Giustizia Riparativa all’interno degli Istituti Penitenziari

overview editore, 2024
ISBN 9788898703364

quaderno doppio, 19,90 €

INTRODUZIONE

Condurre una riflessione generale sugli Istituti Penitenziari e sull’efficacia che questi hanno nel modificare la traiettoria delle biografie di coloro che, giuridicamente, sono denominati “autori di reato”, è un’operazione conoscitiva che, certamente, non viene fatta per la prima volta con questo Quaderno. E, per quanto la letteratura sul tema sia innumerevole, un aspetto che permane all’attenzione tanto degli “addetti ai lavori”, quanto dagli attori che animano il territorio “esterno” agli Istituti, è quello della “prevenzione della recidiva”. Ovvero: situazioni in cui il cittadino che ha già scontato una pena o che la sta scontando si ritrova ad essere nuovamente chiamato a rispondere per una reiterazione nella violazione di una norma.
È da questo incipit che abbiamo, anzitutto, voluto disambiguare sia quale fosse il punto di partenza da assumere, sia le implicazioni di tale scelta; questo, al fine di poter mettere a disposizione un contributo inedito sul tema (a partire già dal proprio fondamento). Da qui la domanda di origine è stata: Si sta parlando di “emergenza in carcere” o di “carcere in emergenza”?
Se ci concentriamo sulla prima porzione di domanda, l’attenzione si pone interamente su elementi quali, ad esempio, la crescente numerosità dei ristretti all’interno degli Istituti, la quale concorre a un sovraffollamento degli spazi, che divengono sempre più esigui; oltreché, la sempre più ridotta numerosità del personale di servizio a presidio di ciò che avviene negli Istituti e che, oltre al dover garantire un trattamento individualizzato, si trova a doversi occupare di tutte le istanze che i ristretti sottopongono. Addentrarsi nel rispondere a questa porzione di domanda, rischia di costringere la situazione a una mera questione di “spazi” e di “numeri”, dunque, al reperimento di risorse al fine di incrementare tali “spazi” e tali “numeri”; questo è un tema già aperto e su cui è il livello politico che è chiamato a formulare proposte (e norme). Se ci concentriamo, invece, sulla seconda porzione della domanda possiamo collocarci all’interno del livello del senso scientifico e, dunque, poter definire e sviluppare proposte che ne rispettano i criteri. Da qui, l’aspetto che mettiamo in luce, è che vi è un’esigenza che pertiene a tutto il sistema penitenziario e che lo stesso è chiamato a prendere in gestione: dotarsi di competenze, proposte di intervento e strumenti (e, dunque, metodologie) in grado di poter offrire supporto agli operatori nella gestione delle interazioni che si generano e caratterizzano la comunità carceraria.
È a partire da questa esigenza che, in questo scritto, abbiamo fatto ricorso ai presupposti della Giustizia Riparativa secondo la prospettiva dialogica (Turchi, Romanelli, Pasquale, & Mascaro, 2020) e li abbiamo applicati per configurare, da una parte, il profilo di competenze per la gestione dell’interazione da mettere a disposizione di tutte quelle professioni che lavorano all’interno degli Istituti Penitenziari3; dall’altra, definire delle proposte di intervento che possano essere erogate tramite il sopracitato profilo di competenze.
Ecco che allora, con questo Quaderno, si prosegue con la declinazione operativa dei riferimenti teorici e metodologici dell’Architetto di Comunità, avviati con le precedenti uscite di questa Collana, la quale trova ora come ambito di applicazione quello degli Istituti Penitenziari e il rischio di recidività.
Così, il presente Quaderno si propone come riferimento operativo per i professionisti che, a vario titolo, operano all’interno degli Istituti Penitenziari e si trovano a gestire le criticità che si generano negli assetti interattivi propri di tale ambito e che intervengono avendo come fine ultimo la Coesione della Comunità.

Nella Prima Parte viene fatta la descrizione degli elementi a cornice del profilo di ruolo, ovvero i riferimenti teorici e metodologici propri dell’Architetto di Comunità e la loro declinazione all’interno degli Istituti Penitenziari, considerando le peculiarità tanto del Paradigma Riparativo, quanto del Paradigma Sanzionatorio.

Nella Seconda Parte del testo si presentano cinque proposte di format di intervento, costruite secondo i riferimenti dell’Architetto di Comunità e volte a perseguire l’obiettivo sovraordinato di Coesione della Comunità. I cinque format si propongono di coinvolgere la popolazione detenuta, gli attori del territorio e gli operatori dell’area educativa e della sicurezza. Strumenti operativi a disposizione per l’erogazione degli interventi, sono l’analisi delle modalità discorsive che si possono rilevare negli assetti interattivi che si generano negli Istituti e l’anticipazione e gestione delle implicazioni che si possono generare sia all’interno degli stessi sia nella Comunità nella sua interezza. Peculiarità delle proposte è configurare ogni ruolo dell’assetto interattivo come risorsa coinvolgibile nell’intervento, in quanto ruolo chiave nel poter offrire un contributo che concorre a rendere coesa la Comunità interna ed esterna agli Istituti, o a frammentarla.

A corollario delle due sezioni, ne è presente un’ulteriore, l’appendice. L’Appendice A, con l’obiettivo di favorire la padronanza dell’ambito in cui si applicano le proposte di questo scritto, che presenta un approfondimento dedicato alla descrizione del contesto e struttura degli Istituti Penitenziari. L’Appendice B che contiene la Tavola Semi-radiale dei Repertori Discorsivi, ovvero gli elementi su cui il ruolo di Architetto di Comunità fonda la gestione dell’interazione.

Nella sezione terminale dello scritto, è inserito un “glossario essenziale” contenente le definizioni dei costrutti oggetto del Quaderno.
Infine, si sottolinea che quanto proposto in questo Quaderno risulta coerente a quanto prospettato con la Riforma Cartabia (D. Lgs. 10 ottobre 2022, n. 150)4, che, definendo norme regolatrici in materia e prendendo a riferimento le molteplici disposizioni già presenti in ambito nazionale ed europeo5, fa acquisire, per la prima volta alla Giustizia Riparativa, una disciplina organica all’interno dell’Amministrazione della Giustizia italiana.
Senza entrare nel merito dell’analisi della Riforma Cartabia – operazione che richiederebbe uno scritto dedicato – tra le norme che si portano all’attenzione per i fini di questo scritto, si considerino quelle che aprono alla possibilità di accedere a programmi riparativi per qualsiasi reato a prescindere dalla gravità, e di presentare la richiesta per tale accesso, in ogni stato e grado del procedimento6.
Questi aspetti della Riforma mettono in chiaro che la Giustizia Riparativa vale anche per l’esecuzione penale interna.

SOMMARIO

Prefazione
Note biografiche

Introduzione

Prima Parte
Il profilo di ruolo dell’Architetto di Comunità  negli Istituti Penitenziari: i riferimenti teorici  e metodologici
1 Introduzione
1.1 I paradigmi di Giustizia
1.2 Societas e Communitas
2 Il profilo di ruolo dell’Architetto di Comunità
2.1 L’obiettivo di ruolo e le competenze
2.2 Le cinque fasi per la gestione degli interventi di Giustizia Riparativa
3 Aspetti critici osservati nell’ambito penitenziario
4 Il contributo dell’Architetto di Comunità negli Istituti Penitenziari
4.1 Il profilo del ruolo dell’Architetto di Comunità come proposta per la gestione degli aspetti critici negli Istituti Penitenziari

Seconda Parte
Le cinque proposte operative dell’Architetto di Comunità in ambito penitenziario
1 Introduzione
2 Gruppi dialogici per la Giustizia Riparativa con persone detenute
3 Gruppi dialogici per la Giustizia Riparativa con persone detenute e attori della comunità
4 Formazione e supervisione per il gruppo di osservazione e trattamento
5 Lo sportello dialogico per la gestione dei conflitti e delle controversie
6 Formazione esupervisione per il corpo di Polizia Penitenziaria

Considerazioni conclusive e prospettive future

Appendice
App. A. Approfondimento sugli Istituti Penitenziari
1 Introduzione
2 La collocazione degli Istituti Penitenziari all’interno della Societas
3 Il regime penitenziario
4 Il progetto di Istituto
5 I circuiti penitenziari
6 Gli operatori penitenziari e il loro mandato istituzionale
App. B. Tavola Semi radiale dei Reperetori Discorsivi

Glossario essenziale

Bibliografia

GLI AUTORI

Clizia Cantarelli. Dottoranda di ricerca “Immagine, linguaggio, figura: forme e modi della mediazione” dell’Università di Milano Statale/Università di Parma. Coordinatrice per le attività culturali del Polo Universitario Penitenziario di Parma. Mediatrice Dialogica esperta di Giustizia Riparativa.

Laura Rondello. Psicologa e Mediatrice Dialogica, esperta in Giustizia Riparativa, Funzionario giuridicopedagogico del Ministero della Giustizia presso la Casa di Reclusione di Padova.

Guido Pasquale. Psicologo clinico, Mediatore Dialogico, Docente del Master universitario di II livello “Mediazione e giustizia riparativa Metodologia e strumenti per l’applicazione negli ambiti familiare, penale, comunitario, organizzativo e commerciale” dell’Università degli Studi di Padova e di Brescia. Svolge attività di consulenza, formazione e ricerca negli ambiti della Mediazione e della Giustizia Riparativa presso enti pubblici e privati a livello nazionale.

Michele Romanelli. Psicologo clinico, Mediatore Dialogico, Docente del Master universitario di II livello “Mediazione e giustizia riparativa Metodologia e strumenti per l’applicazione negli ambiti familiare, penale, comunitario, organizzativo e commerciale” dell’Università degli Studi di Padova e di Brescia. Svolge attività di consulenza, formazione e ricerca negli ambiti della Mediazione e della Giustizia Riparativa presso enti pubblici e privati a livello nazionale e internazionale.

Gian Piero Turchi. Psicologo e Psicoterapeuta, Mediatore Dialogico, Docente di Psicologia Clinica e Psicologia delle Differenze Culturali e Clinica della
Devianza presso l’Università degli Studi di Padova, Direttore del Master in “Mediazione e Giustizia Riparativa. Metodologia e strumenti per l’applicazione
negli ambiti familiare, penale, comunitario, organizzativo e commerciale” dell’Università degli Studi di Padova e dell’Università degli Studi di Brescia, Consulente in ambito di Mediazione e Giustizia Riparativa presso Istituzioni pubbliche e private, a livello nazionale e internazionale.

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