• Bella e tenera, la vita. Poi, inevitabilmente, dura, durissima. In un ciclo incessante, irrinunciabile, che si proietta in un sé/visione, e in poesia, per l’appunto. Una poesia che gode di uno sguardo acuto, ampio e generoso, antropologicamente lucido e rigorosamente rivolto a tutte le componenti del presente e del passato, non solo strettamente personale. Vittoria Cioli nasce a Vinci, luogo di origine di Leonardo, del quale è profonda conoscitrice. In giovanissima età legge per diletto, da autodidatta, scrittori e poeti di periodi e nazionalità diverse, saccheggiando la biblioteca locale. Dopo la laurea in pedagogia con indirizzo psicologico diventa insegnante: la passione per la lettura si espande e fiorisce in scrittura. Questo è il suo terzo volume di poesie, a cui si affiancano numerose presenze in antologie a livello nazionale. Molto legata alla sua città, partecipa con grande passione e impegno ogni anno alla Veglia dei Poeti, organizzata dall’Associazione Vinci nel Cuore.  
  • Gli stivali evocano il mondo del lavoro ma anche oggetti di culto dal disegno raffinato, veri status symbol. Sono luoghi mentali che rimandano a inciampi della storia, efficaci allegorie dell’oppressione delle dittature; simbolo di fantasie erotiche e feticiste. In mezzo, come escludere una serie di possibili impalpabili sfumature? La poesia trova le parole per tratteggiare i sussulti dell’anima, cui dà respiro e sollievo. Offre soprattutto, come usava nell’antichità, un’occasione preziosa di aggregazione, oggi in forma rinnovata e irrinunciabile. "La poesia è una forma di 'spremitura' di sé. Talvolta assume i connotati di una comunicazione urgente, di un dispaccio, come se ciascun componimento fosse un piccolo manifesto, un'epifania personale da condividere." (dalla prefazione della curatrice)
This website uses cookies and third party services. Ok