• La riflessione che vede l’operatore della Giustizia Riparativa come Architetto di Comunità si arricchisce con questo manuale dedicato sia alla formazione, sia all’esercizio di ruolo. Le tappe e i punti di interesse di questo itinerario prendono le mosse dalla gestione dell’interazione dialogica e declinano il ruolo rispetto alle fasi dell’intervento di Giustizia Riparativa e alla promozione dell’Architettura dei Servizi per la Coesione della Comunità. A questo si aggiungono la metodologia per la progettazione e per l’approccio alla gestione dell’interazione oltre che un insieme di esercitazioni che proiettano il lettore sull’operatività. Nel suo svolgersi, l’itinerario è strutturato in modo da poter essere uno “strumento” nel senso stretto della parola, dunque un riferimento disponibile tanto nei momenti di progettazione, quanto in quelli operativi. Il testo si rivolge a tutti gli operatori della Giustizia Riparativa che svolgono la propria attività all’interno degli Uffici per l’Esecuzione Penale Esterna (UEPE), Uffici di Servizio Sociale per Minorenni (USSM), Istituti di Pena, Centri di Giustizia Riparativa e Mediazione, Istituti Scolastici, Associazioni, Cooperative e Comitati di Cittadini e ogni snodo territoriale e servizio dedicato a questo campo di applicazione.   Indice PRIMA TAPPA ELEMENTI FONDATIVI PER L’ESERCIZIO DEL RUOLO DI ARCHITETTO DI COMUNITÀ Punto di interesse 1. INTERAZIONE E INCERTEZZA COME CORNICE DI RIFERIMENTO Punto di interesse 2. LA DIALOGICA 2.1 IL PARADIGMA NARRATIVISTICO 2.2 I REPERTORI DISCORSIVI E LA TAVOLA SEMI-RADIALE 2.3 LA TEORIA DELL’IDENTITÀ DIALOGICA Punto di interesse 3. PARADIGMA RIPARATIVO E TEORIA GENERALE DELLA MEDIAZIONE SECONDA TAPPA L’ARCHITETTO DI COMUNITÀ: DALLA DEFINIZIONE DEL RUOLO AGLI STRUMENTI OPERATIVI Punto di interesse 4. IL RUOLO DI ARCHITETTO DI COMUNITÀ Punto di interesse 5. L’ARCHITETTO DI COMUNITÀ E LA RETE DEI SERVIZI TERRITORIALI Punto di interesse 6. L’ARCHITETTO DI COMUNITÀ E LA GESTIONE DEGLI INTERVENTI RIPARATIVI Punto di interesse 7. ELEMENTI OPER LA PROGETTAZIONE DEGLI INTERVENTI: LA METODOLOGIA MADIT Punto di interesse 8. LINEE GUIDA PER L’APPROCCIO AL TESTO E LA SUA GESTIONE Punto di interesse 9. LA GESTIONE DELL’INTERVENTO. GUIDA ALLA LETTURA E ALLA GESTIONE DEL CASO TERZA TAPPA VERSO L’ESERCIZIO DEL RUOLO DI ARCHITETTO DI COMUNITÀ Punto di interesse 10. PER LA PROGETTAZIONE DEGLI INTERVENTI DI GUSTIZIA RIPARATIVA Punto di interesse 11. PER LA COSTRUZIONE DEGLI STRATAGEMMI PT. 1 Punto di interesse 12. PER L’ANTICIPAZIONE DELLA COERENZA NARRATIVA Punto di interesse 13. PER LA COSTRUZIONE DEGLI STRATAGEMMI PT. 2 Punto di interesse 14. PER L’ADERENZA AL TESTO PRESUPPOSTI PER LA PROSECUZIONE APPENDICE Vademecum per la realizzazione e gestione di un Centro di Giustizia Riparativa BIBLIOGRAFIA NOTE BIOGRAFICHE APPUNTI Tabelle e tavole fuori testo LA TEORIA DELL’IDENTITÀ DIALOGICA LE FASI DELL’INTERVENTO DI GIUSTIZIA RIPARATIVA STRATAGEMMI E FASI DELL’INTERVENTO DI GIUSTIZIA RIPARATIVA TAVOLA SEMI-RADIALE DEI REPERTORI DISCORSIVI
  • Parlare di Giustizia Riparativa e delle figure professionali La Mediazione Dialogica che sono chiamate a lavorare in questo paradigma porta con sé ancora molti interrogativi. In questa sede gli autori riflettono su come generare una convergenza teorica, metodologica e operativa tra chi, a vario titolo, progetta, eroga e promuove interventi riparativi. Pertanto, l’operazione che gli autori compiono con questo scritto è di tracciare una filiera che tenga in considerazione l’esigenza sia di disporre di una definizione condivisa degli elementi che connotano la Giustizia Riparativa, sia di esplicitare i riferimenti tali da consentire, organizzare e sviluppare – in modo pragmatico – le prassi d’intervento. La proposta è che i professionisti possano usare specifiche competenze e strumenti, diventando Architetti di Comunità e considerando tutti coloro che sono coinvolti nella gestione di servizi (pubblici o del terzo settore) che operano secondo l’impostazione di questo peculiare paradigma di giustizia. Le risposte agli interrogativi posti nella prima parte del testo diventano, nella seconda, il fondamento di una modalità di lavoro – i “Gruppi dialogici per la Giustizia Riparativa” – che coinvolge autori di reato nel processo di riparazione, secondo il riferimento alla promozione della responsabilità e coesione della Comunità.
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