Commenti2022-08-26T15:48:16+02:00
AA.VV., a cura di Paola Zan

Per il colore della pelle quanto odio in ogni parte del mondo! Quante oppressioni! Ma la pelle non solo ci identifica, la pelle parla di noi, ci tradisce. Siamo vecchi o giovani, marinai o agricoltori, muratori o pianisti? Guarda le tue rughe, guarda le tue mani. Perchè quei tatuaggi? E quella cicatrice?

La pelle è anche termometro d’amore. I brividi che hai provato di quali labbra sono il ricordo?

Insomma la pelle racconta e risiede al centro della nostra esistenza. Nello specchio è palpabile, rivelatrice. Con Poesia sulla Pelle, a cura di Paola Zan, una piccola antologia di riflessioni. Fatti in là “scimmia nuda”, ora tocca alla poesia.

Massimo Messa, agosto 2022

Copertina antologia Poesia sulla Pelle
copertina Filastrocca Sciocca e Farlocca Gratta Gratta ci s'imbrocca di Paola Zan

Filastrocca Sciocca e Farlocca / Gratta Gratta ci s’imbrocca
di Paola Zan

In cuore abbiamo tutti un cavaliere pieno di coraggio,
pronto a rimettersi sempre in viaggio.
Sono versi tratti dalla poesia Don Chisciotte, di Gianni Rodari.
No, perbacco: ho preso la strada sbagliata! Ma quale celebrazione di Gianni Rodari!
Il cavaliere pieno di coraggio, pronto sempre a mettersi in viaggio, magari dallo splendore di un’estate romana al Parco Botanico di Trastevere fino all’ombra gotica di un Duomo che dicesi finito (io ho ancora qualche dubbio in proposito, sia detto tra noi) è tra le righe delle “improrogabili iiiterazioooni!” nelle PECULIARITÀ con le quali Paola Zan chiude questa FILASTROCCA.
Ma che voglia di quinari mi viene!

Guai a chi tocca
la filastrocca
per niente sciocca,
manco farlocca.
Ci metto bocca?
Sotto a chi tocca!

Dunque diamo a Paola quel ch’è di Paola e bando alle ciance rimate!
Tanto per dare seguito all’orgia geografica che accompagna svariate composizioni, come Mobilità sostenibile a colori, Migranti, Turismo di massa, 24 luglio, presenti nella silloge (sarà arcaico lemma, editore carissimo, but sounds good!), partiamo da Omegna, Piemonte. Lasciamoci alle spalle i pur argentei riflessi del Cusio e le preziose riflessioni rodariane sul futuro dei bambini e andiamo a Bologna: all’ombra delle Due Torri imbracciamo l’arco magico di Paola, che invece fa riflettere i grandi, e scagliamo la freccia del “fanciullino” pascoliano che, in definitiva, è in ognuno di noi. È anche in buona compagnia, il Vate della decadenza poetica dello Stivale: lo afferma anche il redivivo Socrate nel dialogo platonico Fedone, rivolgendosi a Cebes Tebano che ne piange la morte.
E chi è il massimo esponente dell’ars te ipsum speculandi? Ma è lo specchio in persona, accidenti! E Paola Zan fa da specchio a chi si immerge nella lettura di questi rintocchi a festa che, metrica permettendo (o anche non permettendo, Paola può … ebbene può!), sonando, si attaccano come baci di bimba profumati di coppetta alla panna appena gustata.
Gioca con le parole, come in Sinestesie e in Po’ e sia! (nell’orto). Superbo il gioco verbale allo specchio in Parola. Ma il gioco è bello se dura poco. E spazio quindi alla capacità introspettiva fortemente simbolista di Ho conosciuto un vedovo.
All’Anticonsumismo nei versi apodittici in cui dubbio non alberga, come in I ricchi, dove lascia l’amaro in bocca prendere atto che i ricchi son ricchi … E io cosa sono?.
Alla celebrazione della poesia in Arriva arriva la poesia e Poesia urlata al bosco.
Alla bieca attualità dei vizi alimentari, e non solo, visto che Paola castigat ridendo mores, rifacendo il verso all’insigne latinista Jean de Santeul, in Cibo amico, I vizi cambiano e L’acqua e le labbra. Le odi arrivano compatte in un terzetto che ne dà la dispettosa testimonianza.
Spazio, quindi, anche al dramma interiore di Carceri. Alla lirica dolente di Un pugno di sabbia, in cui la bimba dentro Paola scherza con la morte, a quella nostalgica di Bimbo, ricordi e, soprattutto, a quella tattile di Animale umano, un vero e proprio carme che aspetta la traduzione nella lingua degli Antichi Padri per far conoscere alla bambina Paola Zan l’ebbrezza delle prime cotte liceali. Magari cantando con gli altri … che so … Balla Linda … Ma che importa se poi ci ritroviamo a cantare insieme Balla Maura, forse meno sognante, ma decisamente più … terrena?
Il gioco più intrigante di Paola è però quello “linguistico”, in cui si fa avanti a spallate con la sua “ferraresità”, ponendosi a confronto con l’italiano in forza della sua usta … ma sì, Paola … vogliamo chiamarla “resilienza”?
Last, but not least, l’obiettiva, ma spietata analisi della condizione femminile, come nell’epica Eva altrove, nella scolastica Salve, Prof. e nell’avvincente intervista a Vergine e Loy (che cinico destino per quella mela stregata!). Ma l’ironia, il sapersi mettere in gioco ad ogni piè sospinto hanno la meglio, e la poesia eroina eponima della raccolta lo insegna a chiare lettere: E sono i maschi con le poche, ottuse schiave / a restare fermi al tempo … delle cave. / Sono le madri oggi la chiave di volta / della Storia e anche della Svolta!.
Uffa! Paola Zan mi ha ripreso di nuovo la mano con i quinari …

Fila la rocca,
gratta e ritocca,
ci si balocca,
non ci si arrocca.
Freccia si scocca
e ci s’imbrocca!

Grazie, Paola. Anch’io, come te, voglio sentirmi come quella volta (da Superba empatia a tratti). Certamente non sono così infante da non vedermi sì decisamente attempato, ma quest’oggi mi sento anch’io un po’ bambino, visto che «È dentro noi un fanciullino che non solo ha brividi… ma lagrime ancora e tripudi suoi». Giovanni Pascoli dixit.

Massimo Moraldi, Roma, agosto 2022

Massimo Moraldi e Poesia sulla Pelle

AA. VV., a cura di Paola Zan

Quello che c’è di più profondo nell’essere umano è la pelle. (Paul Valéry)

E c’è da dire che lo scrittore, poeta e filosofo francese aveva addirittura abiurato alla posizione di maestà che la poesia aveva raggiunto nella sua vita per merito soprattutto di André Gide e di Stéphane Mallarmé.
Ogni poema che non avesse la precisione esatta della prosa non ha nessun valore.
Così Paul Valery aveva tirato le fila della complicata vicenda, nientedimeno che al cospetto del fantasma di François de Malherbe. Ma pace fu fatta, e Valery si accorse del fatto che la poesia vantava limiti difficilmente valicabili. Come quelli della pelle, appunto quello che c’è di più profondo nell’essere umano.

Non hanno mancato di accorgersene i poeti che Paola Zan, con cura certosina e garbo da orafa, ha abilmente selezionato per questa raccolta, piccola di fatto nelle dimensioni per essere maneggiata con facilità, ma grande nei contenuti e nella vasta gamma di capacità espressiva ed espositiva.
Un viaggio che porta il lettore oltre i confini della pelle.

La pelle è un sottile foglio di tessuto che avvolge il corpo. Fisiologicamente essa è un organo piuttosto semplice; dal punto di vista sociale e psicologico, invece, è un organo altamente complesso. La pelle è un confine tra il mondo esterno e quello interno, tra l’ambiente e il proprio sé.  Così l’antropologo e sociologo David Le Breton. E dello stesso avviso è overview editore che, nella collana “Parole sul Territorio”, scava oltre l’epidermide e, attraverso i filtri dell’esposoma, individua le modalità che influenzano reciprocamente pelle e ambiente.

La pelle, dunque, come osservatorio privilegiato.
Dal suo posizionamento anatomico “on the border” gode di una vista privilegiata sul mondo, sulle cose, sulla vita. Talvolta “disumana”, come in Scherzi?, di Maurizio Gabbana. “Antenna intoccabile”, secondo Giovanna Beneduce in Membrana dell’anima. Quella stessa anima di cui “l’emozione è la pelle”, secondo me in Emozione. È addirittura la “casa”, secondo Erasmo da Paravello in Nudo guardo l’orizzonte e Titta V. in Identità. Clara Bartolini ne dà una particolareggiata panoramica in La nostra pelle. L’erotismo di Maddalena Capalbi traspare in La pelle, sublimando il senso del tatto come “mano di Eros” nel riportare l’organo sensoriale per eccellenza alla dimensione “divina” che gli spetta, se non altro per ritrovarsela dopo una improbabile quanto taumaturgica resurrezione.
La pelle, dunque, cavalcavia fra l’immaterialità dello spirito che filtra e la realtà delle cose tangibili. Un cerchio difficile da far quadrare.
Si può tentare di farlo appellandosi al capolavoro La pelle, chiosando come ha scritto Milan Kundera: “Nella Pelle Curzio Malaparte «con le sue parole fa male a sé stesso e agli altri; chi parla è un uomo che soffre. Non uno scrittore impegnato. Un poeta»”.
Ed ecco, quindi, che la soluzione la si può, anzi la si deve trovare nella poesia. E stavolta per non farsi male. Alla peggio una piccola abrasione all’anima emozionata.

Massimo Moraldi, Roma, agosto 2022

di Vincenzo De Cunzolo

Complimenti di cuore al mio carissimo amico e fratello spirituale Vincenzo De Cunzolo che con una raccolta di liriche neo-gozzaniane e appassionate, ”L’orologio segna tempo perso” sta conseguendo importanti riconoscimenti. A breve ne scriverò, è un volume intendo che merita di stare tra i classici e di essere consumato da letture e riletture, come i veri capolavori.

Giacomo Rolma., luglio 2022

copertina del volume L'Orologio segna tempo perso
di Gino Sinatra

La curiosità nel leggere “Le rondini di Moccone” si è tramutata via via in trasporto emotivo; le vicende della vita del protagonista in cui si intravede lo sforzo di capire gli altri per capire (meglio) se stesso, la ricerca del senso della vita per colmare il vuoto di un’infanzia povera di affetto e di amore, tutto ciò rende il personaggio attuale e moderno ma anche storico per la vivacità dei sentimenti.
(Un plauso alle figlie che con la pubblicazione hanno fatto ‘rivivere’ il loro genitore)”.

Saverio M., giugno 2022

Le rondini di Moccone
di Gino Sinatra

L’autore, nato e cresciuto in anni difficili, rivive con stile scorrevole, la sua vita complicata, che affonda le radici in un passato tormentato e in una terra ingrata ma tanto amata. Analizza con profondità gli aspetti più intimi della sua anima con l’inconscia nostalgia del grembo materno mai conosciuto e lottando per conquistare quello che è il diritto di ogni bambino e di ogni uomo: essere amato ed amare.

Franca M., maggio 2022

Le rondini di Moccone
di Gino Sinatra

Questo racconto (…) è un racconto bellissimo, scritto in una maniera meravigliosa, con delle descrizioni né esageratamente lunghe né troppo corte, delle descrizioni che rendono esattamente l’idea, tra l’altro con un sottotesto di ragionamento bellissimo: il risultato è che questo libro diventa veramente un bene prezioso.

Lucia P., maggio 2022

Le rondini di Moccone

di Mario Benincà

Quando Mario mi disse che avrebbe scritto un libro per raccontare quel meraviglioso periodo che ci ha visto adolescenti, vissuto per una buona parte in condivisione con molti amici comuni, mi era subito piaciuta come idea. Ed ho il grande piacere di aver letto per prima quella pagina che poi è diventata la emozionante prefazione del suo piacevolissimo racconto.
Non serviva che lo incitassi… aveva già preso la sua decisione che lo ha portato a scrivere un libro che ho letto tuttodunfiato.
Scritto molto bene in modo espressivo, mai banale, cogliendo i momenti più importanti della sua vita che coinvolgono tutta la generazione che trovava negli anni ’60 un suo modo di esprimersi, con il culmine nel ’68, la rivolta giovanile che cambiò il modo di vedere la vita, soprattutto attraverso la musica. Mario, da gran conoscitore (inutile competere con lui, non ne azzecchi una) ci ha portati in quel mondo. I primi gruppi padovani, ispirati ai grandi interpreti di quel periodo che abbiamo amato e amiamo ancora.
Il beat.
La beat room, la sua cheba, una fra quelle che vengono citate.
Le sue esperienze, raccontate in modo coinvolgente. Alcune persone di cui mi ricordavo i nomi, alcuni dei quali conosciuti più per fama che per conoscenze vere e proprie. Ma lui ha ricordato tutti, per tutti si intuisce che avrebbe tante cose da raccontare, portandoci, come in un film, a veder passare davanti a noi le immagini di un lontano passato che grazie a lui è diventato presente, come di cose successe ieri.
La descrizione della sua casa, quelle stanze che hanno le pareti impregnate di musica, ti fanno sentire ancora giovane, almeno per un po’.
Le sue esperienze, spesso forti, con cui è diventato un uomo, un uomo capace di emozionarti con un libro perchè scritto con il cuore.
Mi è piaciuto molto leggerti, grazie Mario.

Mirella Dal Prà, Salonicco, marzo 2022

di Mario Benincà

Da un casuale incontro con Mario Benincà sabato sera al Radio City nasce l’opportunità di acquistare la sua recente creatura “BEAT ROOM Memorie da una cheba” Intanto lo ringrazio caldamente per la bella dedica autografa e ora esprimo le mie sensazioni. In poche parole ho dedicato la domenica pomeriggio alla lettura del libro e al contemporaneo ascolto del CD “Bacchiglione Beat”.
Sinceramente confesso di aver quasi divorato le pagine famelicamente grazie alla dinamica stesura del testo, coinvolgente e privo di inutile retorica. Come in un dialogo tra amici, Mario ci trasporta in quel mondo, direi esclusivo, che lo vede protagonista tra le situazioni e le ambientazioni dei nostalgici anni 60. Un mondo che per chi non lo ha vissuto ha assunto il valore di una epoca mitica e irripetibile. Un’epoca che ha rappresentato un importante momento di rottura con il passato per la generazione poi definita beat. Fermenti e innovazione che hanno portato a quel bisogno assoluto di libertà che Mario ha molto bene descritto.
Non scendo nei particolari anche perché il racconto va vissuto nella sua lettura, ma mi piace sottolineare l’emozione di ricordare nomi e personaggi forse sinora latenti nella mia memoria.
E come ultima chicca mi sono già creato una playlist dei titoli citati denominata Gheba, inserita in una chiavetta e infilata nell’USB dell’auto.
Complimenti Mario e alla prossima tua fatica letteraria.

Pino Toti, marzo 2022

di Mario Benincà

   un giovane degli anni 60 alla ricerca della “luce” con varie esperienze ,un percorso della sua vita al limite sia mentalmente che fisicamente. Forse non fu l’unico a percorrere quella strada, ma senz’altro l’unico a Padova a raccontarla con coraggio…

Bruno Polettini, febbraio 2022

di Mario Benincà

… le tue memorie da una cheba mi hanno scosso molto. Ti voglio un gran bene.

Antonio Benincà, febbraio 2022

di Mario Benincà

Noi di qualche anno più giovani guardavamo con molta curiosità alla “cheba” di Mario cercando di immaginare il proibito che in essa si vociferava essere presente. Un luogo a noi sconosciuto e misterioso circondato da leggende metropolitane che diventavano argomenti primari nei tanti punti di ritrovo. Ho comprato e letto in un sol fiato questo piccolo, ma esauriente libro, che racchiude la storia di momenti vissuti con leggerezza, dove i protagonisti, seppur con modalità diverse, hanno affrontato le inquietudini di una generazione che stava cercando la propria strada e la musica indirizzava in un’unica direzione. Complimenti amico mio per questo spaccato di vita che hai saputo descrivere con tanta nostalgica verità.

Enrico Zampiron, febbraio 2022

di Mario Benincà

… la tua compagna di banco ha letto il tuo libro tutto d’un fiato! Mi son ritrovata nella cheba vicino casa mia. Bellissimo il commento con le canzoni…

Carmen Fazio, febbraio 2022

di Mario Benincà

Finito ora di leggere il tuo libro Mario, poche pagine ma talmente ricche di contenuti, ricordi ed emozioni che ad aggiungerne altre, avresti rischiato di togliere quel tocco di magia che lo ha caratterizzato.
Mi è piaciuto moltissimo e mi ha molto colpito che i vari capitoli tu li abbia chiusi con i titoli delle nostre canzoni e con alcune poesie… molto stimolante!
Mi sono anche commossa e davvero grazie Mario per questa bella testimonianza che non dimenticheremo mai!

Betty Bellon, febbraio 2022

di Maddalena Capalbi e Massimo Moraldi

‘Sti sonetti, co’ li poemetti a dimanna, a me me pareno ‘na misticanza tra li stornelli romaneschi rintuzzati a li Castelli, ma addolciti, e li sonetti lussuriosi de ‘n tempo, studiati e aricordati cór sentimento da chi vò fà tornà li tempi belli

Egidio Romagna, gennaio 2022

Er core de noantri Poesia Romanesco Roma
di Gino Sinatra

Con una prosa fluida ed essenziale Gino Sinatra fa riemergere dal passato i caratteri che si muovono nell’angusto mondo familiare e paesano dell’infanzia, osservandoli con uno sguardo distaccato, talvolta bonario ed ironico, talaltra cinico e sarcastico, ed intorno ad essi dà vita alle piccole cose e alle fantasie giocose od inquietanti che si agitano nell’immaginario infantile. Con una sensibilità crepuscolare riesce a dar forma alle emozioni più profonde come, per esempio, la commossa meraviglia davanti ad un fenomeno del tutto ignoto come quello dell’armonia familiare vigente tra i membri della famiglia Goletti, o dell’esperienza della bellezza nella contemplazione di Cosenza, “la città più bella del mondo”.

Franco, ottobre 2021

Le rondini di Moccone
di Gino Sinatra

Quel suo “ricordare”, tornando indietro lucidamente nel tempo, è approfondire un apprendimento, una conoscenza di sé che è un bisogno insito, credo, in tutti noi e lo scrivere di ciò spesse volte è mezzo formidabile per portare alla luce frammenti nascosti di quei… maledetti “malesseri esistenziali” con i quali è sempre tanto, tanto difficile convivere. Ecco perché “si dice” (l’ho sentito personalmente affermare da navigati psichiatri…) che sia importante esercitare la memoria con lo scrivere. Scrivere e, come dimostra Gino Sinatra, il saperlo fare tanto bene e in modo acuto analizzando sé stessi è addirittura, a mio avviso, un dono riservato a persone che, anche senza saperlo con certezza, son da ritenersi… privilegiate!
qui vorrei, restando in tema, brevemente riallacciarmi ancora al pensiero proustiano citato all’inizio: questa volta sul tema del “ricordo”. Da discreto suo lettore, mi son sempre avvicinato con interesse alle opere di Proust, cercando, ove possibile, anche aiuto all’apprendimento delle stesse attraverso commenti e ricerche di chi vi ha dedicato studi approfonditi. Uno tra questi, il noto filosofo francese Gilles Deleuze (1925-1995, in “M. Proust e i Segni” – Einaudi/PBE, 1986), sostiene che la “Ricerca” (proustiana) non è semplicemente uno sforzo per ricordare, ma una vera e propria esplorazione della memoria (che è mezzo della Ricerca): “…il ricercare equivarrebbe in senso forte a ricercare in sostanza la Verità…”. Una ricerca “rivolta al futuro” più che verso il passato, ma è dall’apprendimento dal passato dei “segni” lasciati dal tempo che se ne può interpretare il loro significato più profondo (e sono sempre quei i segni “…che si spiegano grazie alla memoria…” che ci mettono “ sulla via dell’arte” attraverso la quale diviene più forte la capacità di ritrovarsi nel trasmettere messaggi ed emozioni).
Quindi lo scrivere dei ricordi vale, per Deleuze, l’azione di un esploratore che decifra e interpreta i “segni” di un passato dal quale si attende che emergano “Verità”. In buona sostanza, mi parrebbe proprio che ciò sia anche quanto si fosse prefissato di fare il vostro padre-scrittore per il quale son tanti i mondi esplorati in questa sua ricerca, uscita da “…ore e ore al tavolino, davanti alla vecchia macchina per scrivere – un pacchetto verde di Nazionali accanto…”, ed è sorprendente la vivida essenzialità messa nel descrivere, rivivere e ricostruire segni e contesti, tra i quali mi son parsi particolarmente significativi: – quello più intimo del distacco dal padre seguito dal non facile adattamento nella “organizzazione” della vita famigliare (sono queste, oltretutto, pagine veramente toccanti da leggere); famiglia dominata da un nonno arrogante, ma, all’occorrenza, in momenti da lui ritenuti importanti nei confronti del nipote, anche a suo modo premuroso. Nella quale famiglia il termometro affettivo del protagonista subisce sempre, continuamente contrastanti sbalzi d’umore; – quello della “apertura” della sua famiglia ai contatti ed alle frequentazioni con altre, prima nel piccolo paese e poi nella città: è questo, particolarmente, il contesto dove riesce abilmente anche a rappresentare, come in un filmato d’epoca, i meccanismi sociali che ben connotano una “cultura” in una precisa parte del Paese nello svolgersi del periodo prebellico (e sotto questo aspetto il volume assume valenza di rilevante testimonianza storica); – quello delle esperienze concrete di un vissuto scolastico, dei rapporti e raffronti con ragazzi più o meno di sua pari età e dei pudici tentativi di avvicinamento al mondo delle ragazze (ritrovandosi dentro, com’era comune in quel tempo, “…in rissosa coabitazione, un demonio pervaso da passioni erotiche e un cherubino in patetica contemplazione della soavità femminile…”); – quello, così tanto partecipato, che dà conto delle bellissime esperienze vissute in Sila; un mondo tanto differente da quello abituale della città, lassù tra prati e boschi, dove il “clima” diverso non è solo atmosferico, dove respira un tale star bene che, come osserva desolato, al “…ritorno a casa a fine estate era un avvilimento, ogni volta mi sentivo come un evaso riacciuffato…”.
Tutto questo, inoltre, soggiace ad un sicuro piacere per lo scrivere: il suo “stile” coinvolge chi legge sapendo egli usare, con chiarezza e senza inganni, fluide parole anche nel descrivere tormentate emozioni e situazioni poco gioiose. Bello; bello è così tutto questo!!

Giovanni, agosto 2021

Le rondini di Moccone
di Aa.VV., a cura di Antonio Buggin

Interessante per gli spunti che da sulla città, sul guardarla con occhi diversi, con più attenzione a dettagli che spesso non notiamo. Ti fa guardare con più attenzione anche quegli edifici che spesso gli stessi padovani considerano “secondari”.

Silvia Graziani, guida turistica, agosto 2021

Con Filastrocca ho tutta la serie pubblicata finora e curata da Paola Zan.
Sento una forte vitalità, una bella energia.
Non sono immagini ferme… Mi sento trascinata.
Interessante acuta descrizione di varie umanità. Non è lagna introspettiva.
Alle volte sento inciampi ritmici, che però sono funzionali.
Lo vedo un lungo racconto di vita stimolante e perfino urticante, con una galleria di figure umane che assume il valore dello studio antropologico.

Roberta C., Faenza, luglio 2021

di Aa.VV., a cura di Antonio Buggin

Il libro tratta in maniera dettagliata lo sviluppo città dall’800 fino ai giorni nostri. Molto utile e piacevole da leggere.

arch. Marco Noaro, agosto 2021

Le rondini di Moccone
di Gino Sinatra

Libro stupendo, mi ha ricordato Fellini, Woody Allen, Proust… indimenticabile

Anna Rigano, Siena, luglio 2021

Altro che sciocca e farlocca!

Patrizia S., Vicenza, luglio 2021

Tenera Dura la Vita
di Vittoria Cioli, a cura di Paola Zan

… la poesia nella scuola entra come elemento liberatorio, benvengano i corsi di scrittura…

Elena Angelini, Roma, luglio 2021

… mentre vado a zonzo per le colline di Travo, ogni tanto mi leggo una poesia dell’estinzione. Complimenti per la bella prefazione e le tue poesie sanno di fresca ironia. Friends è la mia preferita, ti ci ritrovo. Le altre le snocciolo piano piano, magari ritorno a leggerle. Alcune sono piacevoli pennellate altre sono di contorno. Brava, si sente che il lavoro che stai facendo ti appassiona…

Sandra, Emilia Romagna, giugno 2021

C’è un brano in tedesco! E la traduzione dal greco antico dell’Agamennone di Eschilo! Doppia sorpresa… mi ci ficcoooo

Annalisa S., Ferrara, 2021

Apro a caso e leggo le parole dell’ingegnere anonimo: sono pienamente d’accordo! Libro gustoso, pare…

Sandra S., Ferrara, 2021

Ho conosciuto Paola davanti a un portone estremamente affollato della Casa delle Donne nel giugno del 2016. Quel portone ci teneva strette, sotto un diluvio che sembrava universale. Non si poteva più rientrare, le porte interne erano state chiuse da un custode, né uscire, non avevamo ombrelli, non arrivavano taxi. Tenute su un solo piede, con la mano attaccata al portone, si iniziò una conversazione surreale che, data la situazione, non sembrava avere fine. Poesia , biografia, motti di spirito a rallegrare gli animi inquieti, sconvolti da quel finale poetico inaspettato, da quella natura imperiosa che ci aveva bloccato. Le voci si incrociavano, non tutto ci era chiaro in quella grande confusione, sempre attaccate al portone ci scambiammo indirizzi. Ci scrivemmo tutte quante, poi ci fu una naturale selezione, solo con Paola continuai una lunga conversazione, che comprese anche le nostre mamme, e dipese penso da affinità e carattere.
Mi piacque la sua poesia, l’ascoltai con attenzione, mi sembrò subito nuova, nel panorama poetico nazionale, una poesia giocosa, un po’ rara di questi tempi, molto seri, molto truci.
E’ una nipotina di Cecco? Pensai! Angiolieri, certo!: . Ho riletto ora quelle poesie: Ho conosciuto un vedovo. Murales. Vergine e Loy. Confermo il mio giudizio. Non conosco tutte le altre, ma spero non mi abbia tradito perché vuol dire che al meglio si sarà espressa la sua vena. Ma se la strada è stata un’altra, tanti auguri Paola, la sosterrò.

Pasqualina Deriu
aprile 2021

Paola Zan, biologa e naturalista, fa scorrere in sé la poesia come gli elementi chimici; fa versi danzanti che riportano con ironia e limpidezza il passare inesorabile delle cose. Fatti del mondo passano via con leggeri tocchi, e con tocchi affettivi fa entrare nei libri che crea le genti sue contemporanee: ne nascono raccolte colorate, spigliate, mai immusonite, aperte alle sperimentazioni.

Claudia Azzola
aprile 2021

Dissoluzione,
sfuoco me stessa.
Non sono un dagherrotipo,
ma un’orchessa!

Flavio Malaspina

Compare in Paola Zan, in recente sua poesia, un’epica improvvisa rivelatrice di segrete cose, come se, da analogie e da narrazioni interne, sorgesse un paesaggio di un fiabato pensare, tradotto in rima. La pronuncia è chiara, scandita in narrazioni, una seconda vita più intima che si celava: i Ritratti di un volto le case – tane, storie di infanzia abusata, e nella boscaglia un telo naturale, un correlativo oggettivo che si fa strada che ha protetto tutto. Un andamento ballabile, una registrazione attenta e fedele, da reporter dell’anima.

Maria Pia Quintavalla
aprile 2021

Ho letto Sul precipizio. Bellissimo, preciso e commovente. Super contingente e anche eterno. Brava!!!!

Roberta C., 2021

Bellissimi libri al tatto e alla vista ❤️.

Roberta C., 2021

Ho letto ” Poesia sull’Estinzione” che ho trovato molto ben “costruito” e pieno di riferimenti: esistenziali, di emozioni individuali e collettive. Complimenti a Paola Zan, a tutti gli Autori presenti e all’Editore

Maria Rosa O., 2021

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Tenera Dura la Vita
di Vittoria Cioli, a cura di Paola Zan

Brava Paola, […] due libri […] professionali, una buona grafica.
Bei testi.
Complimenti.

Carlo Occhini., 2021

Ciao Paola, ho guardato […] il nuovo libro… davvero bello e belle le poesie tanto… bravissima poi siamo in tanti🍀🙏🏻

Il nuovo libro sull estinzione e’ un ottimo lavoro con poesie davvero interessanti. Grata di farne parte. Bravi Paola Zan e l’editore Julian Adda.

Serena R., 2021

Serena Rossi legge Poesia sull'Estinzione

sulla poesia [senza titolo 1] di Margherita Romano:

Bella, ha echi di Eliot e naturalmente di Dylan: nessuna pioggia cade sulla nostra estinzione senza che si sentano in sottofondo le note di A Hard Rain’s a-Gonna Fall

Andrea R., 2021

di Aa.VV., a cura di Antonio Buggin

Valido, di rapida lettura.

Fabio Fusar, dicembre 2020

di Christian De Iuliis
Da architetto, libro piacevolissimo! Un mix tra aneddoti/luoghi comuni che strappano sorrisi ed analisi ironica della realtà. Consegna puntuale e prodotto in ottimo stato!

acquirente Amazon, marzo 2019 – recensione da Amazon.it

Ti articolo il concetto. Tu, amica mia, hai la capacità straordinaria di seguire e di dar vita, ossia di applicare nel reale, ciò che l’ispirazione del momento, ossia l’idea, ti suggerisce. Questa capacità è una prerogativa delle maschere del nostro teatro, quello dell’Arte, dove gli attori recitano all’improvviso, ossia secondo la contingenza del momento. Io ti auguro di mantenere sempre integro questo bellissimo dono dello spirito che possiamo anche definire, apertura verso l’altro, relazione aperta e costruttiva, caos giocoso e istante d’eternità dove il piacere della parola diventa invenzione artistica. Narrazione poetica. Grazie Paola, incontrarti per me è sempre un evento e un avvenimento dove il riso ha effetti di verità e di esperienza di vita pragmatica.

Enrico Ratti
novembre 2018

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Ottimo libro, utile per approfondire i sistemi di recupero degli edifici storici con una visione moderna e improntata sul risparmio energetico. Il libro è arrivato integro e ben contenuto nel suo imballaggio. Non presenta pellicola protettiva.

Pietro, ottobre 2017 – recensione da Amazon.it

copertina de CasaClima R Edifici storici ad alta efficienza energetica

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Un’ottima raccolta di progetti di recupero di edifici esistenti, ma soprattutto poco testo e molte foto.
Dettagli illustrati a prova di architettura casaclima for dummies.

limbo, dicembre 2015 – recensione da Amazon.it

copertina de CasaClima R Edifici storici ad alta efficienza energetica
di Neil Del Strother
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Il fatto che il cammino nel deserto culmini in un’epifania, e che questa sia un fiore non è melensaggine, ma la necessità di vedere certe cose senza veli, Buddha era tutto tranne che melenso, no? Ebbene, se il cammino di Santiago (per come lo vedo da lettore di resoconti altrui) è un tendere a una meta, a uno sbocco verso l’oceano, un immenso e dolente camminare di sofferenza che sfocia naturalmente nella distesa sterile e salata dell’infinito, un limite esterno in cui l’individuo si perde o con cui quanto meno si deve confrontare (sto parlando di coordinate geografiche e mentali, non di quelle interiori, non di esperienza individuale ma di simbologie del camminare), di dissoluzione e unione cosmica, ecco che invece nel racconto di Neil del Strother il cammino nel deserto diventa incontro e soprattutto frutto (la bellezza guarda un po’), e quindi senso; l’individualità si apre e sboccia, e gentilmente, silenziosamente, diventa forza d’esempio e fattore di promozione sociale.

Luca Vitali, editore, 2011

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