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Il futuro delle città, tra rinnovo urbano e sostenibilità

Dal catalogo della mostra I luoghi delle emozioni. Padova: progetti per sei aree, il testo di Federico Della Puppa, docente IUAV.

Il futuro delle città, tra rinnovo urbano e sostenibilità
Dalle smart cities alle low cost cities alle smart communities: la città 2.0 motore dello sviluppo

Negli ultimi anni si è aperto un ampio dibattito sul consumo energetico e sulla necessità di intervenire per ridurre gli sprechi e promuovere uno sviluppo più sostenibile. La politica europea, traguardata sugli obiettivi di Europa 2020, pone la sostenibilità energetica alla base delle azioni di intervento, riqualificazione e sviluppo delle aree urbane. Il rinnovo urbano, la riqualificazione energetica e urbanistica delle nostre città, la rottamazione e il recupero edilizio, nonché la rigenerazione socioeconomica, sono strettamente legate alla capacità dei governi locali di impostare e programmare politiche, obiettivi e azioni coerenti, associate all’uso dell’innovazione tecnologica che permette di intervenire con soluzioni, prodotti e processi in grado di rispondere a queste esigenze.
La sfida sembrerebbe duplice, ma in realtà è molteplice. Il rinnovo urbano presuppone che non vi siano solo due interlocutori al tavolo – amministratori da un lato e imprese dall’altro – ma che le nuove città, le città rigenerate, le città del futuro, vengano costruite assieme ai cittadini e alle forze sociali ed economiche, per concorrere a definire uno sviluppo solido e solidale, condiviso e partecipato. E’ un passaggio non indifferente nella promozione di politiche di sostenibilità nelle città, perché amplia gli orizzonti di dialogo e di costruzione degli scenari di trasformazione, e chiede a tutti i soggetti di essere protagonisti di questo cambiamento, in particolare agli attori della filiera delle costruzioni.
Le città sono definite come “i motori dello sviluppo”. Ma i motori sono fatti di ingranaggi e consumano energia. In questo senso Europa 2020 ancora una volta ci pone di fronte ad una dicotomia: le città sono organismi energivori (problema) che rappresentano una grande opportunità nella sfida energetica, socioeconomica e ambientale (soluzione). Dobbiamo passare dunque dal problema alla soluzione. Ma come fare?
Smart cities, la trasformazione delle nostre città in “città intelligenti”, è la risposta più importante al momento in questo senso. Il punto di partenza è la sostenibilità delle soluzioni da adottare per risolvere le questioni legate allo sviluppo economico (competitività), alla mobilità (trasporti ma anche ICT), al miglioramento sociale (capitale umano), alla qualità della vita (servizi per cittadini e imprese), all’ambiente (risorse naturali e non rinnovabili), alla governance (partecipazione). Una città intelligente non è un progetto, ma un percorso, un processo che va avviato con il supporto delle tecnologie innovative, ed essendo un processo è fondamentale la governance, ovvero la costruzione di meccanismi di gestione in grado di ottimizzare il sistema di relazioni e servizi che una smart city deve e può offrire.
Ma una smart city deve essere in primo luogo una low cost city, una città a facile accesso, che non esclude ma che pone anzi l’inclusione sociale come uno dei punti cardine della propria offerta di urbanità, socialità, economia, cultura e servizi. Oggi l’approccio alla smart city è giocato quasi esclusivamente sotto il profilo tecnologico. Ma il vero approccio è il “2.0”, ovvero una forte interazione bidirezionale tra pubblico e privato, a tutti i livelli. Si tratta di promuovere politiche di smart communities, più che di smart cities. Molte città oggi dicono di essere pronte a questa sfida. Ma lo sono veramente? La risposta dipende dalle modalità di intervento, che non possono seguire vecchie e desuete procedure top down (“politiche 1.0”), ma innovativi approcci bottom up, (“politiche 2.0”), partendo dai territori, dalle città, ma anche dai piccoli comuni e dai cittadini, dai loro sogni e bisogni, perché la sostenibilità, l’inclusione sociale e l’efficienza sono esigenze diffuse e da diffondere, per il nostro futuro e quello dei nostri figli.

 

ottobre – novembre 2011 – INDIVENIRE – Una mostra fotografica

mostra fotografica INDIVENIRE
fotografie di Alberto Andrian

Centro Culturale San Gaetano
dal 19 ottobre al 20 novembre 2011

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INDIVENIRE
Una mostra fotografica che ha come soggetto quei luoghi della Padova metropolitana oggetto di futuro mutamento e rigenerazione urbana.

La ricerca fotografica di Alberto Andrian si arricchisce di un nuovo capitolo, una mostra che raccoglie una trentina di scatti della città di Padova, in quei luoghi dove il paesaggio urbano si sta trasformando.
Si tratta di aree dismesse in attesa di una nuova destinazione, di aree dove i cantieri che arricchiranno la città di nuovi edifici sono nel pieno dell’attività, e di altre aree ancora per le quali gli iter progettuali sono già terminati, e che attendono solo l’avvio dei lavori.
E’ la vita dello spazio urbano, che sia esso inteso come città storica o come città diffusa così come la conosciamo nella nostra regione. Un’immagine risultato di una lunga scrittura che si svolge nel tempo, divisa nelle fasi di costruzione, demolizione, e poi ancora costruzione. Una lenta opera di stratificazione che si addensa attorno a luoghi di pregio, che ne trasforma alcuni, e che ne lascia altri ancora abbandonati, magari temporaneamente, al loro destino.
E’ un tema che tocca da vicino la professione dell’architetto: la trasformazione urbana si intreccia con la necessità delle amministrazioni di lanciare delle operazioni di rigenerazione urbana, in grado di infondere nuova linfa nei rami secchi del tessuto cittadino, soprattutto nei confronti di quelle aree che, nel tempo, si sono degradate. Si tratta di processi di mutamento che vedono il lavoro congiunto del settore pubblico e di quello privato, in una fusione tra gestione amministrativa pubblica e progettualità privata.
La ricerca fotografica esposta nella mostra Indivenire intercetta alcuni momenti di sospensione di vita cittadina, rilevando degli istanti appartenenti al flusso del divenire. Soggetto ne è il fluire del tempo, che genera un mutamento discreto e quasi impercettibile, comunque inesorabile: ogni immagine rappresenta un evento passato, che permane vivente attraverso le tracce impresse sulle cose.

La sua fotografia mette soprattutto in evidenza la particolarità dei dettagli, spingendo la nostra attenzione verso singoli elementi. Non costruisce ritratti pittoreschi, e nemmeno sempre visioni nelle quali identifichiamo edifici o spazi aperti; piuttosto concentra l’attenzione verso punti dai quali percepiamo la presenza passata dell’uomo, la sedimentazione di momenti, più o meno lunghi, del suo passaggio. Ci forza a concentrare l’attenzione verso la specificità del luogo, dato che attraverso la presenza dell’uomo noi identifichiamo la ricchezza di relazioni del luogo, anche se ora abbandonato. Non ci parla del degrado come mezzo per suscitare emozioni patetiche, emozioni legate al senso di abbandono o ad una facile malinconia stimolata dal vuoto; ci parla piuttosto di emozioni legate al senso della vita che è transitata in quel luogo e che vi si è sviluppata, e che in alcuni casi vive ancora nel momento dello scatto delle foto.

Si tratta di una sorta di fotografia faticosa: la lettura che ne facciamo non si esaurisce nel momento dell’osservazione (una fiammata di emozione istantanea che, terminata, lascia un desiderio insoddisfatto), assomigliando più a un pretesto per far germinare un percorso di riflessione, lungo e laborioso, sulla condizione della città, o del paesaggio, contemporaneo.

Alberto Andrian (1973) è architetto e fotografo professionista di architettura. Il suo lavoro di ricerca, iniziato con l’esplorazione di interni residenziali, si è poi allargato progressivamente agli edifici e ai contesti cittadini, per approdare infine al territorio nella sua complessità.
Laureatosi con Raffaello Scatasta con una tesi sull’abitare e sulla comunicazione, ha operato sul campo con diversi maestri fotografi, tra i quali Gabriele Basilico e Guido Guidi. Lo scambio professionale con queste figure ha contribuito alla formazione del suo metro di valutazione etica del paesaggio contemporaneo. Quest’ultimo è infatti il soggetto principale dei suoi progetti fotografici, che si articolano indagando lo sviluppo urbanistico, la caoticità informale e la complessità formale sottese all’aspetto del territorio come ci appare.
Alla ricerca associa l’attività didattica, come docente presso l’università di Padova (corso di Storia e tecnica della fotografia).
Esiti del suo lavoro sono stati pubblicati in riviste (Anfione Zeto, Il Giornale dell’Architettura, Monitor Design, Techniques et Architecture), oltre che in numerose monografie.
Ha esposto inoltre in mostre collettive e personali a Fontanellato (Rocca San Vitale, 2006), Roma (Galleria Gallerati, 2006), Rubiera (Linea di Confine, 2007), Treviso (Spazio Paraggi, 2010), Venezia (progetto FromLidoTo, ottobre 2010), Strasburgo (Archifoto, 2010) e Mulhouse (Les Journées de l’architecture, ottobre 2011).
www.albertoandrian.com

in collaborazione con:
Landscape Stories
Nato nel 2010, Landscape Stories è un magazine di fotografia, ormai riferimento internazionale per la cultura dell’immagine contemporanea. I numeri tematici si presentano come monografie, che raccontano le molte sfaccettature di culture diverse e diversi modi di interpretare il mondo che ci circonda. Progetti fotografici, presentazione di libri, interviste, notizie, segnalazioni vengono pubblicati ogni giorno.
I lavori che trovano spazio in Landscape Stories sono realizzati da alcuni dei protagonisti della fotografia di paesaggio del XXI secolo, o da fotografi emergenti di grande talento. LS è un punto cardine per artisti, curatori, critici, autori, galleristi, editori, appassionati da tutto il mondo. Landscape Stories è indipendente e gratuito, realizzato in Italia da Gianpaolo Arena, Andrea Gaio, Claudio Bettio.
Landscape Stories | see, hear, share.
www.landscapestories.net
contacts@landscapestories.net

INDIVENIRE. Mostra fotografica di Alberto Andrian
a cura di Julian Adda

Inaugurazione martedì 18 ottobre, ore 18:00
Centro Culturale Altinate/San Gaetano, 19 ottobre – 20 novembre Orario: 10.00 – 19.00, lunedì chiuso
La mostra si colloca all’interno di RAM 2011 organizzata dal Comune di Padova, Assessorato alla Cultura

13 maggio – 5 giugno 2011: Thermal GIARP!

La mostra Thermal GIARP! si è tenuta presso il Museo Internazionale del Vetro d’arte e delle Terme, presso il Rustico di Villa Draghi a Montegrotto Terme.
Overiew editore era presente con il catalogo dei lavori dei giovani architetti aderenti all’associazione.

Contestualmente alla mostra, in due convegni si è discusso delle relazioni tra architettura e potenzialità del turismo termale

Venerdì 20 maggio, ore 15:30
La risorsa termale ed il suo utilizzo abbinato all’architettura

Venerdì 27 maggio, ore 15:30
Scenari futuri del termalismo

6 febbraio 2011: evento di chiusura della mostra dei progetti dei giovani architetti di Padova.

In occasione della serata di chiusura della seconda rassegna L’architettura incontra l’arte, organizzata dal Gi.Ar.P. (Associazione dei Giovani Architetti di Padova), è stato presentato il CATALOGO della mostra pubblicato da overview editore.

GIARP! Mostra di progetti dei giovani architetti padovani raccoglie le opere di una quarantina di giovani architetti padovani, attraverso una cinquantina di loro lavori, tra concorsi, nuove realizzazioni e ristrutturazioni.

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