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"Scusate il disturbo, stiamo imparando" su ISSUU

“Scusate il disturbo, stiamo imparando” su ISSUU

Abbiamo inserito da qualche giorno un estratto del volume Scusate il disturbo, stiamo imparando su ISSUU, per permetterne una visione d’insieme.

L’estratto è raggiungibile qui

Buona lettura!

E’ sempre possibile commentare il volume sulla pagina FaceBook di overview editore

 

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"Scusate il disturbo" letto da Maddalena Gissi

“Scusate il disturbo” letto da Maddalena Gissi

Maddalena Gissi, attuale segretaria della CISL Scuola, ci ha girato una sua riflessione su  Scusate il disturbo, stiamo imparando.
La riportiamo integralmente qui di seguito:

Per Simone Weil quello che serve in periodi incerti e difficili può venirci solo da racconti che, come fossero indicatori stradali, ci aiutino a non smarrire il cammino intrapreso. Si tratta di quel capitale narrativo che costituisce il primo patrimonio di ogni organizzazione, ricchezza che viene dalle origini, dallo slancio e dalla passione del momento fondativo, sostanza poi rigenerata e sviluppata nelle storie, nelle imprese, nelle persone che hanno affrontato momenti di sfida e di cambiamento.
L’identità e il valore dell’organizzazione si conservano se questo capitale non viene dimenticato o disperso, ma resta vivo, radice per continuare a produrre frutti e futuro. La motivazione ideale e sociale che sta alla base del lavoro sindacale si mantiene e resiste solo se ci si prende cura anche della trasmissione di testimonianze, di esperienze, di valori, di passioni che hanno tessuto la trama forte della sua storia.
Sono state queste considerazioni a renderci convinti, dopo averlo letto, che questo libro di Emidio Pichelan ci potesse aiutare a dare visione e forza al nostro lavoro. Il libro è la storia di una scuola e di una sperimentazione specifica degli anni settanta, nata dal fermento di allora, dalle speranze e dai sogni anche febbrili di quel periodo; ma è anche, e forse soprattutto, una riflessione e un canto sull’esaltante avventura umana e professionale di quanti, in ogni tempo e ovunque, hanno pensato e pensano la scuola come lo spazio in cui vivere e far crescere quell’idea di giustizia, di comunità, di bene che è l’anima profonda del nostro umanesimo.
Sul perché questo libro interessi la nostra storia lo vedete già dalla dedica a pagina 21 e poi dal primo incontro con l’autore a pagina 32, ma è in tutte le pagine di questa scrittura evocativa e splendida che noi possiamo ritrovarci.

 

 

Pontelongo e Noi - 1676 / 1976

Pontelongo e Noi – 1676 / 1976

In occasione della pubblicazione del volume Scusate il disturbo, stiamo imparando, il gruppo di insegnanti che ha curato il volume si è confrontato con il tema del giornalino scolastico che negli anni descritti nel libro veniva realizzato dai ragazzi della scuola media: era l’epoca del ciclostile, ben prima delle fotocopie facili e del mondo digitale.
Il giornalino, dal titolo School and Life / Scuola e Vita, veniva redatto, realizzato, pubblicato e diffuso in maniera artigianale, rispetto alle modalità legate alla diffusione e comunicazione attuali.
Si è deciso quindi di riprendere uno di quei numeri, riprodurlo e permetterne la diffusione coi mezzi di adesso: la riproduzione digitale e la diffusione via web.

Il fascicolo del giornalino scelto per questa operazione è il numero speciale dedicato al Trecentesimo anniversario della Festa del Voto, che si è celebrata nella settimana tra sabato 25 aprile e domenica 2 maggio 1976.
Abbiamo preferito non ritoccare digitalmente la riproduzione, per cercare di restituire, per quanto possibile, l’imperfezione di stampa del ciclostile.
In fase di scansione, la posizione delle pagine originarie (dalle dimensioni di 22 cm x 32,5 cm) è stata regolata sulla lastra dello scanner (dalle dimensioni di 21 cm x 29,7 cm) in modo da risultare sempre il più centrale possibile. Non sempre questo però è stato possibile, ragion per cui in alcune pagine il testo copre tutta l’estensione della pagina stessa, e spesso risulta mancante il numero della pagina.
Il fascicolo è, naturalmente, liberamente riproducibile.

Il gruppo di insegnanti che, assieme a Emidio Pichelan, autore del volume, si è preso cura della raccolta delle informazioni e della stesura del volume stesso è formato da Livia Benedetti, Fernando Bertotti, Saverio Cardin, Rina Caniato, Tiziana Carraro, Giuliana De Cecchi, Alessandra De Marchi, Giampaolo Ferigo, Giuliano Forestelli, Laura Gemignani, Grazia Loi, Umberto Marinello, Luciano Pandolfo, Rosi Realdon, Maria Tallon e Claudia Zamperlin.

Il fascicolo è liberamente scaricabile e stampabile da questa pagina di DropBox (peso: 60 MB; cliccare sul tasto Download e poi Direct download, in alto a destra).

Su ISSUU è invece possibile sfogliare e leggere il fascicolo:

Scusate il disturbo, stiamo imparando

Scusate il disturbo, stiamo imparando

Scusate il disturbo, stiamo imparando raccoglie la storia di un progetto innovativo nella scuola media. Un gruppo di insegnanti decide di raccontare come, negli anni ’70 del ‘900, si sia affrontato un progetto di costruzione di una integrazione scolastica, dove le comunità dei ragazzi, degli insegnanti stessi e dei genitori si sono trovate complici di un sogno: la messa in opera di un nuovo modo di fare scuola. L’esempio a cui fare riferimento era stato proclamato pochi anni prima da don Milani e dai ragazzi di Barbiana: non bocciare, costruire una scuola a tempo pieno e dare uno scopo per motivare gli svogliati. Tutto questo in un piccolo comune della provincia padovana, Pontelongo, dove presto arrivò l’ispezione del Ministero per controllare la situazione, che si rivelò molto pìù feconda di quanto non si potesse immaginare: giovanissimi in formazione che si confrontavano, parlavano, scrivevano, impegnati a impadronirsi delle parole e della cultura di una nuova cittadinanza.

Vado a vedere la Giacomo Leopardi di Pontelongo, diceva un giorno d’aprile del 1976 un giovane funzionario del Provveditorato agli Studi di Padova al suo diretto superiore. La Giacomo Leopardi di Pontelongo, qualche migliaia di anime a 25 chilometri da Padova, era una scuola “chiacchierata”. E che “disturbava”.

La meta era la scuola media di Pontelongo, un piccolo comune nella provincia padovana. Ed era una scuola chiacchierata, dove gli studenti sembravano api in un alveare, occupati a studiare, sì, ma anche a proiettare film, leggere i giornali, stampare un giornalino ciclostilato, organizzare conferenze pomeridiane, uscire per esplorare il territorio. Quando mai?
E gli insegnanti usavano la cattedra come un banco di lavoro, avevano sostituito la pagella con una scheda valutativa, tenevano corsi di educazione sessuale. Quando mai?
Nel 1976 tutto questo sconvolgeva lo status quo. Urgeva un’ispezione. Ma quello che veniva riportato parlava di tre comunità – ragazzi insegnanti e genitori – complici di un progetto, di un sogno. Giovanissimi in formazione che si confrontavano, parlavano, scrivevano, impegnati a impadronirsi delle parole e della cultura della nuova cittadinanza.
Dove stava lo scandalo? Lo scandalo l’aveva sollevato Lettera a una professoressa, pubblicato nel maggio del 1967, di fronte a una nuova scuola media unica in funzione dal 1962, che continuava a respingere, selezionare, bocciare, e dove gli articoli 3 e 34 della Costituzione repubblicana rimanevano un dettato. Si poteva cambiare? E come? Con tre mosse, avevano proclamato forte e chiaro Don Milani e i suoi ragazzi di Barbiana: non bocciando, dando la scuola a tempo pieno, offrendo uno scopo (agli svogliati, e a tutti), attuando davvero in corpore vili quegli articoli della Costituzione, il patto solenne siglato dalle nuove generazioni uscite dalle tenebre della prima metà del secolo.
Nel 2013 un gruppo di quegli insegnanti decideva di raccontare quella piccola grande storia, con l’obiettivo di pubblicarla nel cinquantenario della morte di don Milani. Una storia semplice, ma soprattutto riproducibile: il racconto di una quotidianità dove si costruiva un progetto scolastico giorno per giorno. Un racconto tranquillo delle ragioni vivificanti di una buona battaglia: vitale e gratificante.

In Scusate il disturbo, stiamo imparando viene così ripercorso un decennio della storia di Pontelongo, tra riflessioni sui rapporti tra le varie figure istituzionali, commenti a caldo degli allora ragazzi sulla scuola che stavano frequentando e risultati concreti di una sperimentazione ispirata, appunto, a don Milani.

Il volume è corredato da una amplia serie di immagini dei ragazzi di allora, studenti delle scuola media, ripresi in vari momenti delle loro attività quotidiane.


Per commentarlo sulla pagina FaceBook di overview editore

 

Angela Lina. Un frammento di cielo

Angela Lina copertina

A venticinque anni dalla scomparsa, Angela Lina De Cunzolo, nata a Palazzo San Gervasio il 31 maggio 1961, rivive qui attraverso le testimonianze di quanti la conobbero e le vollero bene. La sua fu una vita dedicata in segreto all’amore per il prossimo, in particolare per i bambini. Solo dopo la morte, avvenuta a trentun anni, si è cominciato a capire il profondo contenuto cristiano dell’esistenza di questa ragazza del suo tempo ma con lo sguardo rivolto sempre verso il Cielo.

Vincenzo De Cunzolo, il fratello, così la ricorda:
La sua vita fu un esempio di autentica umanità, innanzitutto per la sua famiglia e per i suoi conoscenti. Angela Lina era una persona vera. Riusciva a instaurare un contatto diretto e illuminante con tutti; un’intesa profonda, perché lei era “epidermicamente” intuitiva. Aveva una sensibilità straordinaria verso tutte le manifestazioni della natura, il pensiero costante rivolto al soprannaturale – quell’esito finale a cui devono tendere tutti gli esseri umani – una forza interiore che trasmetteva a chiunque la avvicinasse. Non ultima, una sorta di sensibilità profetica. L’ammirazione la circondava perché sapeva aprire il proprio spazio agli altri, senza invadenza. Aiutava sbandati e sofferenti che l’avidità umana o il pregiudizio emarginavano. Li avvicinava, si lasciava avvicinare. Tutto con una spontaneità disarmante.

Il volume raccoglie così una serie di testimonianze del passaggio terreno di Angela Lina, donna moderna ma fortemente radicata alle tradizioni del suo territorio natio, la Lucania. Da quella del fratello e degli altri famigliari, dai sacerdoti che la conobbero agli amici di Palazzo San Gervasio prima e di quelli padovani poi, dove Angela studiò per qualche anno, questi frammenti di memoria ricompogono una figura delicata ma decisa, per la quale il movimento spontaneo era quello dell’empatia e della condivisione.

Il volume è fuori commercio.
Per ogni informazione scrivete a info@overvieweditore.com